La Top Five 2025 di Elisabetta Baldini

La Top Five 2025 di Elisabetta Baldini

Ecco i miei prediletti 2025

1) “La memoria del giglio” di Alessandra Libutti (Rizzoli – novemre 2025)

 

 

Il giglio nel linguaggio dei fiori è simbolo, tra gli altri, di amore e rinascita. È proprio con queste caratteristiche che il romanzo della scrittrice è composto. Una narrazione che coprite un ampio arco temporale e che inizia a Volterra nel 1872 ed arriva fino ai primi anni del dopoguerra.

La storia inizia con il matrimonio tra il conte Ruggeri e Adele, di origini umili. Donna risoluta e capace nel tempo di affermarsi all’interno della famiglia. Con lei si snoda una vicenda tutta al femminile, un percorso sentimentale ed emotivo che in qualche modo rompe gli schemi, persevera nel combattere con piglio mentalità arcaica e stanze soffocanti.

Di pari passo si snoda la storia del nostro paese, dall’afflato eroico dei garibaldini, all’età giolittiana fino all’avvento del fascismo e i primi anni successivi del dopoguerra.

Un romanzo che è anche la genealogia della stessa autrice.

Una scrittura coinvolgente, una lettura che scorre grazie anche a dialoghi serrati, una narrazione con pochi fronzoli ma sincera. Si raccontano le realtà di scelte, di modi di essere e di agire in modo schietto.

A raccontare questa storia luminosa è Livia, la quarta di otto figli che osserva da sempre con curiosità sua madre, sempre con il pancione. Una creatura ai suoi occhi strana e dalla quale capirà di volersi, in parte smarcare.

Se cercate eventi straordinari qui non ne troverete, perché di straordinario è il racconto dell’ordinario che ha dello straordinario perché si racconta di vite che decidono del proprio destino senza condizionamenti.

Adele, Babà, la stessa Livia e tutte le altre donne del romanzo non sono eroine ma paradossalmente lo diventano perché affrontano quel quotidiano, la realtà do ogni giorno con il loro bagaglio di sogni, desideri, dolori, afflati di libertà che cresce giorno dopo giorno.

Bellissimi gli scorci toscani descritti e funzionali al desiderio di libertà di queste donne raccontate da Livia come fotogrammi in seppia.

Il romanzo ha una parola importante incuneata fra le pagine ed è la memoria che diventa qui atto di liberazione e amore.

Memoria che diventa materiale vivo, non stantio fra le ragnatele ma spinta ad essere nuove creature e le donne di questa vicenda si sono passate il testimone di una evoluzione femminile che viaggia e non secondariamente parallela a quella degli uomini.

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2) “Attraverseremo le bufere” di Anne-Laure Boundoux (E/O – maggio 2025)

 

 

Una bufera porta a sconvolgimenti, perché mette in atto forti venti, pioggia torrenziali, grandine ed è proprio fra questi eventi naturali che una famiglia del centro della Francia vive la sua esistenza dai regimi anni del Novecento fino ai giorni nostri.

Come la bufera scuote la natura, gli alberi, così le vite dei protagonisti vengono sconquqssate da eventi dolori e funesti, ma anche di piccole gioie e gratificazioni.

Si muovono comunque per cercare soluzioni in una visione prettamente maschile ma che vede le donne della storia cambiare gli eventi.

La struttura dell’autrice è poetica, lirica ma al contempo realistica. Ha creato ambienti e luoghi che anch’essi diventano protagonisti e in un certo senso si assaporando e predilige sentire l’odore della terra bagnata, il profumo del fieno appena tagliato, in quella campagna francese genuina, contrapposta ad una città insicura, rischiosa. Focolari domestici rustici avvolti spesso da silenzi che lasciano spazio al fuoco scoppiettante del camino. Situazioni difficili, così come le intemperie che avvolgono nel freddo che non è solo emotivo ma anche dell’anima.

Un libro che mi ha portato ad osservare, percepire ascoltare la voce dell’autrice che ha raccontato di fragilità e segreti sconvolgenti.

Personaggi che affrontano l’esistenza e attraverso le bufere della vita si trasformano. Un romanzo che mi ha avvolto come una coperta calda, mentre fuori imperversa la bufera.

Una storia che si innesta nelle vicende francesi di un paese intero che ha affrontato le bufere e le ha superate, e si è ritrovato più forte di un tempo.

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3) “I ricordi dell’acqua” di Elif Shafak

 

 

Con questo romanzo l’autrice mi ha portato a riflettere per strati così come è stratificata la vicenda che si snoda in tre epoche diverse e apparentemente lontane tra di loro. Un fiume di parole che scorre fra tre destini che iniziano 8n Mesopotamia, nella Londra vottirsna e nella Londra contemporanea.

A tenere unite le tre vicende e i suoi personaggi è l’elemento acqua che diventa simbolo di memoria che vivifica. Un ‘acqua di ricordi che bagna la storia collettiva dei popoli ma che deposita gocce nelle vite dei protagonisti.

In questo romanzo l’acqua non è qualcosa di stantio ma è uno zampillare cristallino, lambisce i corpi dei personaggi e li trasforma.

La penna dell’autrice si snoda con levità e poesia, regalando un tocco mitico alla narrazione ma che ha anche la durezza di raccontare la dura verità.

Queste verità hanno il nome di persecuzioni, linciaggi, migrazioni, perdita di identità.

Acqua che si insinua fra le civiltà di ieri e di oggi e come il limo lascia tracce di un mondo di ieri, che si fa passato ancestrale.

Il grande fiume dell’umanità che racchiude infinite gocce delle storie di ciascuno di noi e che pongono il solco di chi verrà dopo di noi.

Un racconto di storia universale, un fluire lento inesorabile.

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4)”Stella randagia” di Piera Ventre (NNE – agosto 2025)

 

 

Può una penna essere di una bellezza senza tempo che mi ha restituito un profondo struggimento e la bellezza nascosta tra le pieghe di una mostruosità?

Sì, questo romanzo è riuscito in questo raccontando l’esistenza di personaggi che vagano incerte, come anime in cerca in un luogo in cui fermarsi, tramite ma stanche di vagare. Un desiderio viscerale di stare, di sentirsi accolti, di inquietare il proprio dolore.

La storia mi ha rimandato lo sforzo di essere pienamente, fisicamente se stessi attraversando suggestive atmosfere. Un.percorso nelle paure più profonde, nelle inquietudini, fragilità, paure.

Mi è piaciuta tantissimo l’atmosfera decadente dei luoghi che l’autrice ha descritto. Gli ambienti infatti diventano come specchi riflessi in cui ciascun personaggio cerca di ri-trovarsi. Un viaggio tra stanze antiche e in una Napoli ricca di magia, labirintiche visioni , riti e tradizioni.

Una riflessione su ciò che consideriamo normale, sul valore rassicurante delle proprie radici.

Un romanzo che scava nel buio delle nostre paure, nelle ombre delle nostre incertezze, ma forse, in quelle ombre c’è uno scampolo di luce , una piccola fiammella nascosta.

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5) ” L’imperatore della gioia” di Ocean Vuong  (Guanda – settembre 2025)

 

 

Un romanzo che ho trovato di una poesia pura, una pena sensibilissima che oscilla tra dolore e bellezza. Il protagonista è il giovane Hai, di origine vietnamita che si trova negli Stati Uniti, nello specifico nel Connecticut, affrontando tutte le enormi difficoltà di essere immigrato, cioè di sentirsi emarginato ancor più nella sua identità queer. Una sera di pioggia si trova sopra un ponte per tentare, forse, un folle gesto.

Ma a salvarlo c’è Grazina, una donna ucraina anche lei immigrata di ormai ottant’anni.

Il romanzo ha la sua grande profondità proprio in questo legame che giorno dopo giorno si scalda sempre più. Un legame che nella narrazione assume la forma di una carezza , di un sussurro di parole tenere e rassicuranti. Tutto attorno il paesaggio è degradato e Est Gladness è un luogo di periferia ormai abbandonato da tutti, ma è lì che sopravvivono persone come Grazina, Hai e altri personaggi di contorno che in realtà entrano a piè pari nella storia, descritti in modo ironico, simpatico, umano e anch’essi immigrati sono stati accecati dal sogno americano, purtroppo infranto da una amara realtà. Ma non si perdono d’animo e lottano e con forza danno dignità esistenza. Un romanzo bellissimo, un piccolo-grande miracolo di Natale.

Auguro a tutti buone feste e buone letture!

Di Elisabetta Baldini

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