LA TERRA DI NESSUNO Cristiana Vigliaron  (postfazione)

LA TERRA DI NESSUNO, di Cristiana Vigliaron  (postfazione)

 

 

 

Per gentile concessione di Silvano Nuvolone vi proponiamo l’interessante postfazione

 

Iniziare a leggere il bel romanzo di Cristiana Vigliaron vuol dire salire su una macchina del tempo; una macchina del tempo silenziosa e dalla consistenza di una nube estiva che sorge svogliata fra le creste della Quinseina, il monte che sovrasta il piccolo borgo di Filia.

Senza neppure accorgersene, inizia un viaggio a ritroso tra profumi e colori che il nostro vivere moderno e veloce sempre più spesso ci nega, un viaggio in un tempo dove passi e voci hanno la sfumatura di una melodia dimenticata.

La terra di nessuno è un romanzo tutto al femminile, senza per questo essere di parte, soltanto perché in questa terra avara, dove la vita è ogni giorno più difficile, sono rimaste quasi soltanto le donne, Don Pertini a parte, dopo che padri, mariti e figli, sono partiti per quella follia chiamata guerra.

Ci accorgiamo presto dov’è finita la g che manca al nome del borgo; è diventata maiuscola e domina le vite di tutti. Guerra, ecco dov’è migrata quella g.

Le donne devono svolgere ogni ruolo, ogni compito che prima dividevano con gli uomini ora devono compierlo da sole; la guerra non si combatte soltanto sul fronte, ma in ogni luogo; la guerra cambia le vite, muta gli animi.

Nessuno resta più come prima.

Sulle spalle di Malena, la protagonista, c’è il peso di tutto questo, ma lei è una donna dalla forza straordinaria. Riesce a lavorare la terra, la sua terra, mentre ricuce ogni giorno i frammenti della propria esistenza e di quella dei suoi cari.

Donna tenace, che non manca di aiutare i partigiani, quando se ne presenterà l’occasione, con lo stesso zelo e la stessa forza che riesce a concentrare nelle sue mani quando zappa, raccoglie i frutti della terra o accarezza Leone, il suo nipote preferito; mani fragili soltanto all’apparenza, ma salde come tronchi di quercia.

In questo microcosmo, orbitante intorno al piccolo borgo, le storie si susseguono; storie che fanno parlare le lingue lunghe, le pettegole sempre presenti in ogni paese che si rispetti, fatti che a volte fanno sorridere, ricordando come tutte le vicende umane sono, in fondo, soltanto brevi lampi di luce che attraversano un lungo buio.

Anche la guerra, quella con la G, finirà e qualcuno tornerà a rivedere il sole giocare dietro la Quinseina mentre di molti, troppi, resterà soltanto il ricordo, fardello pesante da aggiungere a quello di mariti e figli che altri destini hanno cancellato dai giorni.

Prosa gentile e poetica, quella di Cristiana, curata in ogni dettaglio, dove anche i paesaggi, al pari dei sentimenti, diventano emozioni visibili, che catturano il lettore e lo prendono per mano attraverso i sentieri del cuore.

Malena tornerà al suo bosco, alla sua terra, quella terra che ora non è più di nessuno, e che forse non lo è mai stata; terra dal colore indefinito, amalgama di creta e lacrime, dove anche queste seccano in fretta, come parole mai dette.

Il Bosco delle Anime, dove la leggenda vuole sia possibile parlare con i morti, diventa il bosco della nostra anima, il bosco della nostra speranza, dove è facile perdersi ma altrettanto facile ritrovarsi.

 

Di Silvano Nuvolone

 

Silvano Nuvolone, nato a Chivasso (Torino) nel 1958, risiede a Cavagnolo e svolge la professione di farmacista. È poeta e scrittore.
Ha esordito nella narrativa nel 1998 con il romanzo La pianura di nebbia (ed. Lighea). Sono seguiti I fuochi del tempo oscuro (2002) e Il cammino di Antares (2004) con l’editrice Il Punto; La stagione della neve (Tipografia Baima Ronchetti, 2007); Gli uomini del piccolo fiume (Pintore, 2008); Il dono dell’acqua (Baima Ronchetti, 2010); Vite silenziose. Storie di gente intorno al Po (Baima Ronchetti, 2012); La danza del girifalco (Baima Ronchetti, 2015).
Silvano Nuvolone ha, nei suoi romanzi, una particolare attenzione alla terra di Piemonte, alla sua storia, alle leggende ed ai suoi paesaggi, un’armonia di terra e di acqua, di sudore e fatica, un equilibrio di profumi e di sapori dove l’uomo non è il solo protagonista, ma spesso è un custode; un depositario di ciò che occorre conservare, come nostra memoria di costumi e tradizioni.

 

 

L’isola dei tesori, dove gli animali sono preziosi

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