LA TELA DI MARCO Carmelo De Marco

La tela di Marco - Carmelo De Marco

La tela di Marco è un romanzo che ti cattura fin dalle prime pagine, perché l’autore porta subito il lettore a immedesimarsi nel personaggio narrante.

Marco, il protagonista è uno di noi, un uomo che ha avuto tutto dalla vita, successo nel lavoro, amori, fino a quando qualcosa s’inceppa e deve fare i conti con l’essenza della sua vita e dare risposte ai numerosi: “Perché?”

In fondo Marco scopre di non sapere chi è, di non amare il mondo del business e del profitto fine a se stesso dal quale si è cacciato via, e di non essere in sintonia con un mondo incolore, insapore, dove il denaro è diventato – per dirla con il grande filosofo contemporaneo Galimberti – il generatore simbolico di tutti i valori.

Marco si concentra sugli ultimi dieci anni della sua vita, un vuoto temporale – dopo la perdita del lavoro e dell’amore e il tradimento di un amico –, vissuto in campagna, come novello Cincinnato, a lavorare l’orto e a imparare a cucinare, ma senza trovare le risposte di cui ha bisogno. Per questo inizia un viaggio di scoperta alla “ricerca del tempo perduto”, come lui stesso dice richiamando alla memoria il grande Proust. Lo fa, senza sapere cosa riuscirà a trovare per una vera e propria rinascita, tornando sui luoghi della giovinezza, l’amata Sicilia dove è vissuto prima di emigrare nella bella Bologna. Con una certezza, quella di guardare il mondo che lo circonda con occhi nuovi.

Da qui l’autore, o meglio il protagonista – pensiamo il suo alter ego – quasi psicoterapeuta di sé e della società che lo circonda, affonda le sue riflessioni sulla politica, sulla natura dell’uomo, che egli definisce distruttiva, con riferimenti filosofici che sconfinano nella teoria dei corsi e ricorsi di G. B. Vico. Un quadro pessimistico – si potrebbe dire – nel quale il lettore comune potrebbe stentare a ritrovarsi ma che alla distanza non si rivela tale poiché Marco lascia aperta la speranza di un mondo migliore puntando sulle nuove generazioni, oggi smarrite anche per nostra colpa, e soprattutto sull’amore. Struggente, come un aforisma inquietante, il passaggio in cui si dice: “Forse l’amore salverà le nostre vite, noi dobbiamo riuscire a salvare l’amore”.

Carmelo De Marco sorprende per quest’opera prima: scrittore già collaudato su generi letterari diversi, fra i quali non stupisce la poesia (come leggiamo nella quarta di copertina), ha costruito un romanzo esistenziale che lancia messaggi sui quali tutti dovremmo riflettere. Lo fa con leggerezza, con una scrittura essenziale e scorrevole che ti trascina d’un fiato dalla prima all’ultima pagina, una scrittura, come dire, evocativa, perché le parole si traducono in immagini e diventano film, sia che si tratti della descrizione di una terra meravigliosa, sia di un tramonto in riva al mare o sotto un cielo pieno di stelle con una coppa di Martini ghiacciato da sorseggiare.

Un esordio promettente che spero possa avere un seguito; a me è piaciuto, ve lo consiglio.

Recensione di Maria Elena Di Cara

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