LA STRATEGIA DELL’OPOSSUM, di Roberto Alajmo (Sellerio)

Girellando tra i tavoli di una delle biblioteche che frequento mi è caduto l’occhio su questo libretto blu della Sellerio, il cui titolo mi ha particolarmente colpito perché mia figlia mi dice spesso che io e qualche altro familiare, quando vogliamo non essere scocciati da qualche bega più o meno grande, “facciamo come l’opossum”. E così non ho saputo resistere e mi sono presa in prestito questo libro che Ho letto velocissimamente, anche se poi ho scoperto che è il secondo di una serie – il primo è Io non ci volevo venire-, che ha per protagonista questo tipo, Giovanni Di Dio, che senza dubbio vorrebbe proprio essere il re degli opossum .
Sì perché la strategia dell’opossum consiste in questo: “Il suo animalesco istinto di sopravvivenza gli suggerisce di fingersi morto per scoraggiare i predatori. Gli opossum quando si vedono perduti fanno così: svengono, simulando di essere morti. O perlomeno , è una simulazione in cui l’opossum è il primo a credere veramente, cadendo in un forma di coma detta tanatosi, che prevede anche l’ulteriore realismo di una emissione di liquido puzzolente dall’apposito sfintere. (…) a quel punto l’opossum, rimasto solo, si alza come se niente fosse stato e va a cercarsi qualche frutto da sgranocchiare a mo’ di festeggiamento per lo scampato pericolo.”
Infatti Giova è un maestro in questa strategia: di lavoro fa il metronotte, per cui fa il giro delle villette da custodire poi si siede in auto ad aspettare la fine del suo turno; insomma l’uomo vorrebbe essere lasciato tranquillo, in pace, senza doversi preoccupare di nulla, disinteressandosi di tutto quello che può diventare un problema. Ma Giova non ha fatto i conti con la sua famiglia dove vige il famigerato maschilismo matriarcale che stabilisce che “tra le mura di casa è la donna che comanda ma quando si palesa un potere superiore lei capisce che deve solo badare a limitare i danni”.
Così quando scompare, senza lasciare traccia, Toni, il fidanzato e promesso sposo della sorella, che il giovane abbandona sull’altare il giorno del matrimonio, è chiaramente l’uomo di casa che deve occuparsene, e precisamente il nostro Giova, che a cinquant’anni compiuti vive ancora in casa in una specie di piccolo universo dominato da donne: la madre Antonietta, la sorella Mariella e la zia Mariola. Ma Giova non è proprio un fulmine per intelligenza e così rischia di fare peggio che meglio, per di più non avendone proprio voglia. Si assiste così ad una storia veramente esilarante, tra il comico ed il grottesco, piena di ironia, che tuttavia ci mostra un mondo chiaramente privo di senso morale, ricco di intrallazzi e di poteri mafiosi, in cui veramente ci vuole destrezza per tirarsi fuori dai guai. Un libro che mi ha veramente divertito anche se lascia alla fine un po’ di amaro in bocca; una specie di noir veramente spassoso che mi spinge a leggere al più presto il libro precedente della serie.
Recensione di Ale Fortebraccio


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