
Andrew Sean Greer, autore statunitense di grande talento, vincitore del Premio Pulitzer nel 2018 e del Premio Fernanda Pivano nel 2014, firma con questo romanzo un’opera di grande intensità emotiva. La sua scrittura merita un’attenzione particolare: è lineare, precisa, essenziale, ma allo stesso tempo capace di cogliere le più sottili sfumature dell’animo umano. Colpisce soprattutto il tono della narrazione, che resta pacato e limpido anche quando la vicenda si complica e il peso del non detto diventa quasi insostenibile.
Siamo negli Stati Uniti del 1953. Holland e Pearlie Cook, insieme al piccolo Sonny, incarnano l’immagine della tipica famiglia americana del dopoguerra. La loro quotidianità è fatta di rituali rassicuranti: la consegna del latte al mattino, il giornale lasciato sulla soglia, il rientro dal lavoro e la cena pronta sul tavolo. Un microcosmo domestico ordinato e protetto, che sembra sospeso in una stabilità immutabile.
Eppure, all’orizzonte si profila un’ombra capace di incrinare quell’equilibrio. Un uomo riemerge dal passato e, con la sua presenza, mette a nudo le fragilità del mondo costruito da Pearlie. Quella che sembrava la cronaca di una tranquilla famiglia californiana si trasforma progressivamente nel racconto di un amore conteso tra tre figure: Pearlie, la moglie devota e legittima;
Buzz, l’amico — e fantasma del passato — che torna a reclamare il proprio posto; Annabel, la giovanissima ereditiera per la quale Holland lavora come autista.
Il mondo di Pearlie comincia lentamente a incrinarsi. Lei, che credeva di conoscere profondamente l’uomo che amava da sempre, scopre di aver vissuto accanto a qualcuno che custodiva una parte essenziale di sé nell’ombra. Holland le ha nascosto qualcosa di decisivo — forse per paura, forse per protezione — impedendole di intravedere ciò che davvero abitava il suo cuore. E così tornano alla memoria alcuni enigmatici avvertimenti ricevuti dalle vecchie zie prima del matrimonio, parole che allora sembravano oscure ma che ora acquistano un significato nuovo e doloroso.
Pearlie, tuttavia, si rivela una donna di sorprendente forza interiore. Salda nei suoi sentimenti, rifugge sia i sentimentalismi facili sia le scenate melodrammatiche. Non cerca vendette né colpevoli: ha bisogno soltanto di tempo per comprendere e per accettare una verità inattesa. Proprio questa sua lucidità la trasforma nel vero fulcro della storia, nella figura capace di immaginare un possibile cambiamento.
Tutto converge verso un giorno decisivo, tanto atteso quanto temuto, in cui i destini dei personaggi sembrano destinati a ridefinirsi. E quando l’oscurità sembra avere la meglio, è la semplicità di un gesto quotidiano — il piccolo Sonny che si affaccia sulla porta con una tazza di latte in mano — a riaprire uno spiraglio di luce. In quell’immagine domestica, quasi fragile, si intravede la possibilità di una riconciliazione con la vita: perché, anche quando le certezze crollano, resta sempre la possibilità di ricominciare.
Greer costruisce così un romanzo delicato e profondamente umano, capace di raccontare con rara sensibilità la complessità dell’amore, l’ambiguità dei sentimenti e la fatica — ma anche la necessità — della verità.
Recensione di Gabriella Calvi


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