LA SOTTILE LINEA SCURA Joe R. Lansdale

LA SOTTILE LINEA SCURA

LA SOTTILE LINEA SCURA, di Joe R. Lansdale

L’immaginaria città Dewmont, nel Texas orientale, è il luogo in cui danza questo romanzo di formazione.

È l’estate del 1958. I ragazzi girano su macchine truccate, con una banana in testa, resa immobile dalla brillantina. Le ragazze portano gonne a pieghe e code di cavallo. Nei jukebox risuonano le canzoni di Elvis.

Dewmont, però, resta sonnolenta, quasi in disparte, in attesa. Ma il tredicenne Stanley Mitchell sta per attraversare “la sottile linea scura”, quella che separa il bene dal male, lasciandosi definitivamente alle spalle l’infanzia, per entrare nel mondo dei grandi, così carico di misteri e contraddizioni.

La famiglia Mitchell, insediatasi di recente nella cittadina, gestisce il Dew Drop, il drive-in locale, situato di fronte ad un sciccoso quartiere residenziale.

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Il nostro Tom Saywer ha scoperto da poco che Babbo Natale non esiste, ha riposto nel baule il cappello di procione alla Davy Crockett e non gioca più ad indiani e cowboy. Ma non ha smesso di vagabondare per il bosco in compagnia di Nub, il cane fedele che può essere ascritto, a tutto gli effetti, come uno dei personaggi principali della vicenda. Un giorno, distrattamente, inciampa in una scatola di latta, ben incastrata nel terreno. No, non si tratta del tesoro dei pirati: la scatola metallica contiene delle lettere, prive di francobolli e indirizzi, e pagine di diario strappate. Si riconoscono delle iniziali, M e J.

La narrazione si tinge di noir. In breve tempo, Stanley scopre fatti di cronaca del passato, rimasti impuniti. Due ragazze morte nella stessa notte: Margret, decapitata, ritrovata sulle rotaie della ferrovia e Jewel Ellen, deceduta nell’incendio della sua casa. M e J, come le iniziali delle lettere.

Quel cofanetto diventa il vaso di Pandora che riversa i mali e le brutture del mondo, proprio lì, a Dewmont.

Mentre cerca di risolvere l’enigma, Stanley si alza in piedi e scruta l’orizzonte misterioso che avvolge il suo piccolo mondo dorato e scopre che i ricchi valgono più dei poveri, che i padri possono picchiare a sangue i figli e che le donne devono imparare a stare al loro posto.

Con la complicità di Callie, la sorella maggiore, viene erudito sul sesso.

«A spiegazione ultimata, ero esterefatto.

– E la gente fa di queste cose?

– Già.

– E perché?

– Perché fa star bene. Così mi dicono, almeno».

Apprende che i neri sono inferiori ai bianchi e guardati con disprezzo. Rimugina, è perplesso. Lui si trova bene con Rosy Mae Bell, la domestica poco predisposta alle faccende domestiche, ma eccellente cuoca, che lavora in casa sua. E poi c’è Buster Abbot Lighthorse Smith, l’anziano proiezionista del drive-in, che lo aiuta nelle “indagini”. Ha questo vizio di ubriacarsi, ma conosce la vita e tante altre cose, e regala risposte sibilline che, anche da adulto, Stanley non potrà dimenticare. Come non riuscirà più a scordare quell’estate, che si lega ad un passato dove tutto era più intenso.

Lansdale, scrittore statunitense prolifico, racconta la perdita dell’innocenza, come ogni romanziere che si rispetti.

L’America, con i suoi eterni conflitti razziali e sociali irrisolti – ieri come oggi – non finisce di affascinare. E anche questo libro affascina, nella sua leggerezza. Pur nella drammaticità degli eventi narrati e delle nefandezze compiute dagli uomini, infatti, non indugia nell’angoscia e nella sofferenza, ma pervade quel senso di speranza che un mondo migliore e più giusto possa veramente esistere.

Un’illusione in cui, nonostante tutto, non smettiamo mai di credere.

Buona lettura!

Recensione di Chiara Castellucci

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1 Commento

  1. Complimenti per la recensione accattivante e bella: sembra di scorgere l’America di Kent Haruf o di John Williams, quella così apparentemente scarna e diversa da noi, eppure così invitante, nella quale ritrovare storie incantevoli.

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