LA SCIMMIA DI PIETRA, di Jeffery Deaver (Rizzoli)

Recensione
Dopo i brillanti successi di “Il collezionista di ossa”, “Lo scheletro che balla” e “La sedia vuota”, il maestro della narrativa gialla Jeffery Deaver ci regala il quarto capitolo della saga dedicata a Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, intitolato “La scimmia di pietra”.
In questo avvincente romanzo, l’autore ci invita a esplorare, seppur marginalmente, le affascinanti sfaccettature della cultura orientale, con un particolare focus sulla filosofia e sulla medicina tradizionale.
Il traffico di essere umani è purtroppo presente in molte parti del mondo e i cittadini più poveri auspicando di andare nei paesi più ricchi, si lasciano tutto alle spalle per un futuro incerto e spesso pure molto pericoloso.
La trama si snoda nel vibrante contesto di New York, precisamente nel quartiere di Long Island, dove il movimento clandestino di cittadini cinesi verso l’America si intreccia con la narrazione.
I lettori già familiari con la serie ritroveranno l’ex detective Lincoln Rhyme, costretto su una sedia a rotelle a causa di una paralisi che lo affligge da anni.
Tuttavia, grazie alla sua straordinaria mente e all’ausilio della bellissima ex modella e poliziotta Amelia, Rhyme riesce a confrontarsi con le sfide che gli si presentano e con l’ultima zampata riesce a risolvere l’ennesimo caso! La coppia funziona quindi, avanti!
Grazie Graziella per la lettura!
Pur non volendo rivelare ulteriori dettagli per non rovinare il piacere della scoperta, posso affermare che Deaver riesce ancora una volta a trasmettere un’intensità palpabile in ogni scena, coinvolgendo il lettore in un turbinio di emozioni. Sebbene possa apparire leggermente meno incisivo rispetto ai suoi illustri predecessori,
“La scimmia di pietra” rappresenta comunque una lettura imperdibile per gli appassionati del genere e per chi desidera immergersi in un intricato intreccio di mistero e cultura. Consiglio vivamente questo romanzo a tutti coloro che cercano un’esperienza letteraria avvincente e stimolante.
Bello il messaggio di vivere, accettando i propri limiti.
Trama
Kwan Ang, noto come “lo Spettro” nel mondo del crimine organizzato cinese, è uno spietato trafficante di uomini, braccato dalla polizia di New York, dall’FBI e dall’Ufficio Immigrazione. Ora si sta avvicinando a Long Island per sbarcare un carico di clandestini. Grazie a una brillante intuizione di Lincoln Rhyme, la Guardia Costiera riesce a localizzare per tempo la nave, ma il malvivente non esita a farla esplodere, con tutti i suoi disperati passeggeri a bordo. Qualcuno però è scampato al naufragio e potrebbe testimoniare contro di lui. Kwan Ang deve assolutamente eliminare i superstiti.
Sulla sua strada ci sono Lincoln e Amelia, decisi a raggiungere prima di lui le potenziali vittime, affiancati da un enigmatico collega giunto dall’Estremo Oriente.
Una partita di astuzia e logica che dura quarantotto ore, prima del drammatico confronto finale
Recensione di Luca Flocchini
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La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga – Il criminologo Lincoln Rhyme (Jeffery Deaver)
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