LA RAGAZZA DI NOME GIULIO, di Milena Milani (SE)

Nell’ aprile del 1964 fu pubblicato questo romanzo, scandaloso per l’epoca, da allora accadde tutto il possibile per condannare il coraggio di una donna che aveva osato parlare di sesso e amore in modo disgiunto, di omosessualità, di desiderio e di amore fuori dal matrimonio. La scrittrice il 23 marzo del 1966 venne condannata a sei mesi di reclusione e al pagamento di un’ammenda, con confisca immediata di tutte le copie dell’opera incriminata.
Questo libro non l’ho amato particolarmente, la scrittura in prima persona di Jules, la protagonista, con impronta fanciullesca e aria da sognatrice l’ho trovata sì divertente ma a tratti anche noiosa e ripetitiva. La trama sembra quasi episodica e altalenante e spazia dai racconti dei desideri nei confronti dei suoi amici alle descrizioni delle sue esperienze amorose di conoscenza del sesso.
Dopo un po’ anche il racconto delle storie di Jules sembra ripetersi e non trovare il suo filo portante. Detto questo, la vita da Lolita di Jules ha un grande peso narrativo nel contesto storico e sociale in cui viene ambientata.
Nessuno mai si era spinto a scrivere in questo modo libero, per non parlare poi del fatto che a scrivere era stata una donna. Nessuno mai aveva avuto tanto coraggio ed è per questo che l’ho apprezzato perché ha rappresentato il bisogno di libertà espresso in parole. Questo romanzo va letto con questa precisa attenzione, quella di chi osserva il cambiamento, lo rispetta e ne prende atto
Recensione di Maria Bal


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