LA RAGAZZA DELLA NEVE Pam Jenoff

La ragazza della neve

LA RAGAZZA DELLA NEVE, di Pam Jenoff

Da brava “sorcina” inizio la recensione dell’ultimo libro letto con la citazione di un verso di Renato Zero, che, in qualche modo, introduce l’ambientazione ed anche la tematica del romanzo;

“𝘏𝘰 𝘴𝘰𝘧𝘧𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘦 𝘱𝘶𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘵𝘰, 𝘯𝘦 𝘩𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘻𝘻𝘪𝘦, 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘵𝘢𝘭𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘦𝘨𝘨𝘪 𝘦 𝘢𝘤𝘳𝘰𝘣𝘢𝘻𝘪𝘦”.

Se adesso chiudo gli occhi e penso a cosa mi è rimasto dentro a lettura terminata, infatti, io vedo un circo, un po’ malmesso, circondato dalla neve  e due donne che volteggiano nell’aria, ognuna in cerca di una nuova prospettiva; la loro sofferenza e la precarietà della loro condizione è dettata, in parte, dalle “pazzie” che ognuna ha commesso in passato, stravolgendo un equilibrio che si può recuperare solo a costo di sacrifici e di un allenamento incessante, non solo fisico, ma, soprattutto mentale, che conduca alla capacità di lasciarsi andare, di staccarsi metaforicamente dalla barra del trapezio, per volare più in alto e acquisire di nuovo la capacità di fidarsi dell’altro per poter avere una nuova opportunità.

Siamo nella Germania nazista al tempo della seconda guerra e veniamo catapultati da una narrazione alternata, che in alcuni casi mi disturba, ma che qui è sapientemente finalizzata all’intreccio graduale delle vicende, nelle vite di Astrid e Noa, due ragazze che sembrano non avere niente in comune se non fosse per il fatto che entrambe sono state abbandonate da chi amavano, esiliate ciascuna a suo modo dalla vita che conoscevano.

Noa è una sedicenne olandese che viene allontanata dal padre senza alcun rimorso solo perché incinta di un soldato tedesco; Astrid, invece, nonostante abbia deciso di abbandonare le sue origini circensi e la sua adorata famiglia, si ritrova ripudiata in quattro e quattr’otto dal marito che lavorava per le SS perché ebrea.

Entrambe, sprofondate nella solitudine e nell’assoluta incertezza del proprio futuro, riusciranno a salvarsi grazie al circo di Herr Neuhoff, un personaggio che ho amato molto per il suo coraggio e la sua generosità nonché per la caparbietà con cui offre la sua protezione ad ognuno dei membri della sua grande famiglia circense; eppure a quei tempi proteggere un ebreo non era soltanto estremamente pericoloso per un cittadino tedesco, ma era interpretato dal regime come un atto criminale; tuttavia, e questo è un dato storico, il circo a quei tempi, ha salvato, protetto e nascosto tante persone durante quel periodo.

Noa ed Astrid, inizialmente due mondi lontanissimi e diffidenti, arrivano a fondersi in un’unica persona, perché trovare una mano da tenere nel percorrere un cammino impervio rende migliori anche i tempi più duri, nella cornice di quello strano villaggio ambulante che diventa la loro casa.

L’epilogo è esattamente in linea con questo senso di unione e di reciprocità nel voler aiutare l’altra, anche a costo della vita e, senza aggiungere altro, molto commovente.

Recensione di Paola Vicidomini

LA RAGAZZA DELLA NEVE Pam Jenoff

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