LA NUOVA RUSSIA Israel Joshua Singer

Israel Joshua Singer, “La nuova Russia”, traduzione Marina Morpurgo, con una Nota di Francesco M. Cataluccio, a cura di Elisabetta Zevi  (Adelphi)

____“Ho visitato numerose città e incontrato ebrei di ogni sorta: comunisti e benestanti, pii ed eretici, mercanti e artigiani, operai ed impiegati. L’argomento che più sta a cuore, quello di cui tutti parlano, è quel che si deve fare con i giovani. La domanda grava, come in passato, con tutta la sua soverchiante pesantezza: “che ne sarà dei nostri figli?”____

La nuova Russia è una raccolta di reportage che Israel Joshua Singer, non ancora emigrato in America ed ancora abitante in Polonia scrisse negli ultimi mesi del 1926 e nei primi del 1927 viaggiando nella Russia sovietica come corrispondente del giornale americano yiddish “Forverts” di New York.

Giunto dalla Polonia a Mosca, Singer si sposta poi per visitare le colonie ebraiche e le fattorie collettive in Bielorussia ed Ucraina (si sofferma molto sulla capitale Kiev); si ferma in grandi città come Minsk, Odessa, percorre la steppa e il Donbass e in tanti villaggi delle comunità ebraiche, giunge in Crimea per poi concludere il viaggio a Mosca e da lì tornare in Polonia.

E’ una raccolta nella quale, parlando di ebrei, ebraismo, cultura yiddish, della vita culturale ebraica affiora – un po’ sottotraccia ma decisamente presente – anche il tema dell’antisemitismo.

La Nota “Uno scettico nel paese dei Soviet” di Francesco Matteo Cataluccio che chiude il volume Adelphi esplora a fondo contesto, situazione storica, collegamenti con altre opere di Israel Singer e costituisce un contributo prezioso per acquisire una comprensione approfondita dei contenuti di questi reportage.

Da parte mia, solo un paio di riflessioni molto personali che la lettura di questi testi mi ha suscitato.

Nel modo di reagire alla lettura di questa raccolta (ma in genere di qualsiasi testo) sono convinta che molto peso ha il “quando” un lettore vi si accosta e il “dopo quali altre letture”.

Per me, leggere questo “La nuova Russia” conoscendo già praticamente tutta l’opera narrativa di Israel J. Singer tradotta in italiano ed in particolare “East of Eden” pubblicato per la prima volta in inglese nel 1939 (le date sono importanti) e disponibile da qualche anno anche in italiano con il titolo “A Oriente nel giardino dell’Eden” (Bollati Boringhieri, traduz. Marina Morpurgo) e soprattutto i libri di Vasilij Grossman ed in particolare “Ucraina senza ebrei” (Adelphi, traduz. Claudia Zonghetti) è risultato particolarmente impegnativo, emotivamente.

I reportage di Singer parlano infatti di una Bielorussia, di un’Ucraina in cui gli ebrei, le loro attività lavorative e culturali, le loro associazioni sono numerose e presentissime e pur con tutti i problemi che negli incontri e nelle conversazioni con la gente del luogo emergono, l’immagine complessiva è vitale e vivace, si percepisce una convivenza degli ebrei con chi ebreo non è, tutto sommato pacifica e dalla quale – perché no? – tutti, in fondo, traggono profitto.

Leggere però quelle pagine con gli occhi e la consapevolezza di oggi, conoscendo tutto quello che è successo “dopo” (a cominciare dalla tragedia dell’Holodomor, la carestia sovietica avvenuta in Ucraina sotto il regime di Stalin dal 1932 al 1933) e pensando a quell’ “Ucraina senza ebrei” di cui parla Grossman dopo la Shoah, e pensando anche a quello che sta succedendo oggi tra Russia e Ucraina… beh, per me non è stata una passeggiata e quel “che ne sarà dei nostri figli?” con cui si chiude la citazione con cui ho iniziato questo post non poteva che evocare le tragedie che verranno.

Ennesima dimostrazione, per quel che mi riguarda, che ciò che dice o non dice un libro non dipende solo dal suo autore o da quello che c’è scritto ma dagli occhi, dalle conoscenze, dai valori di riferimento, dal momento della vita in cui questo o quell’altro lettore si avvicina alle sue pagine ed a quell’autore.

Di questo libro parlo più dettagliatamente nel mio blog.

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