La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Manrico Spinori detto il “contino” (Giancarlo de Cataldo)
Puntata n. 139
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Manrico Spinori detto il “ contino “ e nato dalla penna e fantasia di Giancarlo de Cataldo, è uno di quei personaggi che non si limitano a muoversi dentro una trama:
la abitano con stile, con grazia, con una presenza che illumina ogni scena. Magistrato romano, PM di grande rigore, è l’esempio di come l’eleganza possa convivere con la fermezza, e la gentilezza con la capacità di vedere ciò che gli altri non vedono.
Origini e contraddizioni.
Discendente di una famiglia nobile ormai decaduta, Spinori vive a Palazzo Vinkel, un palazzo che è insieme splendore e rovina, memoria e ferita. La madre, donna Elena, ludopatica, ha consumato fortune e serenità, lasciando al figlio un’eredità fatta più di responsabilità che di ricchezze. Eppure Manrico non si lamenta: trasforma la mancanza in stile, la decadenza in ironia, la fragilità in misura. Insieme a loro “ convive “ il maggiordomo tuttofare Camillo, che adora il contino e forse gli ha fatto anche da padre, dopo la scomparsa del Conte Spinori e che si prende cura della contessa Elena. Un gentiluomo di altri tempi.
Spinori nel suo lavoro è un esempio raro:
• cura ogni dettaglio,
• non lascia nulla al caso,
• usa buon senso e buone maniere come strumenti investigativi,
• non alza mai la voce, perché non ne ha bisogno.
La sua squadra lo ama: con lui ci si sente protetti, valorizzati, ascoltati. Altri lo temono: la sua intelligenza è rapida, la sua perspicacia taglia come una lama gentile.
L’uomo che ama la bellezza. Spinori è un cultore delle cose belle:
• la lirica, che per lui è un rifugio e una forma di verità;
• le donne, che ammira con rispetto e timidezza;
• gli oggetti eleganti, che non ostenta ma custodisce come talismani.
Eppure l’amore lo spaventa. Le donne se ne vanno, o è lui a lasciarle andare, per paura di essere ferito o di ferire. In questo, Manrico è profondamente umano: un uomo che desidera, ma che teme la profondità del desiderio.
Ha un figlio che studia per diventare compositore di colonne sonore. Manrico lo guarda con un orgoglio discreto, quasi pudico: è la sua continuità, la sua musica futura, la prova che la bellezza può essere tramandata anche quando il denaro non c’è più.
Perché è amabile e imitabile.
Manrico Spinori è amabile perché è autentico. È imitabile perché è misurato, colto, gentile, rigoroso, ma mai rigido. È un uomo che non si nasconde dietro la sua nobiltà, ma la usa come un promemoria: essere all’altezza di sé stessi, sempre.
È un personaggio che insegna che la vera eleganza non è nei vestiti, né nei palazzi, ma nel modo in cui si attraversa il mondo: con attenzione, con rispetto, con una sorta di grazia malinconica che lo rende unico.
Di Paolo Pizzimenti


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