La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: l’avvocato Perveen Mistry

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: l’avvocato Perveen Mistry (Sujata Massey)

 

Puntata n. 129

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Perveen Mistry, nata dalla penna della scrittrice Sujata Massey, è avvocato e spesso si ritrova a ricoprire anche il ruolo di investigatrice forense per poter svolgere al meglio il suo lavoro. Donna di altezza media, vestita in modo semplice e funzionale,  per natura non ama i fronzoli  e cerca, nel suo abbigliamento, di bilanciare modernità e tradizioni indiane.

La particolarità di questa giovane parsi,  di una età compresa tra i 23 e i 25 anni (a seconda dei romanzi), è quella d’essere la prima donna ad aver studiato legge in Inghilterra in una epoca (gli anni ’20 del primo 900) in cui le donne erano istruite ad essere mogli e madri devote. Ancora segnata da una esperienza personale traumatica che l’ha portata a separarsi dal marito, Perveen è idealista senza però essere ingenua, determinata ma rispettosa. Pur lavorando nello studio del padre, noto avvocato di Bombay, deve fare i conti con una società che non è ancora pronta ad accettare una donna avvocato e tanto più se di origine indiana, in un contesto dominato dal potere inglese che ne modella la struttura e il sistema giudiziario.

Per tale motivo Perveen si trova sempre più spesso ad occuparsi di indagini informali che la conducono in spazi proibiti agli uomini (zenana, appartamenti di vedove) portando alla luce segreti che altrimenti rimarrebbero sepolti. È proprio la sua capacità di ascoltare le donne invisibili alla società maschile del tempo che la rendono speciale, e che costituisce il tema centrale del suo personaggio. Negli anni ’20 in India non esisteva un femminismo di massa come possiamo intenderlo noi oggi, l’emancipazione non passava attraverso slogan o movimenti, ma da strategie quotidiane di resistenza. Era un femminismo orientato alla sicurezza prima ancora che alla libertà.

In quel periodo storico le donne non erano tutelate dalla legge, che si occupava solo dell’onore maschile e delle sue proprietà, e potevano accedere all’istruzione in modo limitato. Le donne indiane subivano una doppia pressione: il patriarcato locale che stabiliva contratti matrimoniali in base a ciò che più conveniva alla famiglia d’origine e il potere britannico che non le emancipava e manteneva strutture radicate nei secoli al fine di garantire stabilità e controllo sulla società stessa.

Perveen Mistry incarna una figura femminile innovativa nel giallo storico, capace di muoversi con intelligenza e sagacia entro i limiti del suo tempo. Attraverso di lei, l’autrice propone un femminismo storico credibile, fondato su empatia e determinazione, evitando l’errore spesso comune agli scrittori di modernizzare il passato. Perveen lancia un messaggio chiaro: il cambiamento non nasce all’improvviso ma cresce ai margini, nei gesti minimi e, nel caso del femminismo, nelle donne che osano pensare diversamente prima ancora di parlare.

Di Chiara Vicomario

 

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