La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Il commissario Mario Mandelli

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Il commissario Mario Mandelli (Gian Andrea Cerone)

 

Puntata n. 108

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Il commissario Mario Mandelli

 

Mario Mandelli (il Mario o il Mandelli, per usare un lombardismo) è commissario della UACV, Unità Analisi Crimine Violento), che opera a Milano e che si occupa dei delitti più efferati che mente umana possa immaginare.

Il Mandelli ha superato i cinquant’anni, non ha un fisico atletico, è robusto con un accenno di pancetta; capelli e occhi scuri e naso leggermente storto. È un grande camminatore, ama passeggiare per Milano con qualunque tempo, negli inverni gelidi, quando si intabarra nel suo giaccone, ma anche nelle estati torride, durante le quali la città si svuota e lui attraversa strade silenziose dove pochi, anziani passanti si affrettano negli spicchi di ombra regalati dai muri.
Il commissario lavora con la sua squadra, il fedele Casalegno, suo collega e amico da diciotto anni, Nicola Varcica, pupillo del Mandelli, Marica Ambrosio, ex campionessa di giavellotto, Samuele Zilli, informatico, Caterina Dei Cas, Gabriella Donati e l’agente Santosuso.

Ad affiancare la squadra c’è la Scientifica, guidata dal burbero Bencivenni e l’anatomopatologa Silieri, che scompare però alla fine del secondo romanzo.
Mandelli non è un supereroe, è un uomo comune, ma dotato di una notevole perspicacia e di un ferreo senso della giustizia, che gli fanno seguire le tracce sino alla risoluzione dei casi.
Spirito pragmatico, il Mandelli non ama mostrare i propri sentimenti e, se capita, cerca di evitare che gli altri se ne accorgano. Difende i suoi uomini e crede in loro, così come loro credono in lui.

Il Mario ha una forza che potrebbe anche diventare una debolezza: Marisa, Isa, sua moglie da oltre tre decenni, la moglie che ama al di sopra di tutto, che lo aspetta a casa, sempre, che lo ascolta, lo consiglia, lo consola. La Marisa, forte e delicata, efficiente e mai invadente, silenziosa ma presente.
Lei è il rifugio e la certezza del commissario in un mondo fatto di mostri e di orrori, di crudeltà impensabili, ma tuttavia reali. Lei c’è sempre e, anche alla fine delle peggiori giornate, il Mandelli torna a casa con la sicurezza che lì troverà un balsamo per la sua anima ferita.
Il commissario ha un’età in cui potrebbe anche iniziare a pensare alla pensione e a volte, di fronte a ciò di cui è testimone, quasi ci pensa, ma poi si rende conto che la vita non avrebbe senso separata dalla sua squadra e dal suo lavoro. Eppure tante volte è stanco , soverchiato dal peso degli anni passati a combattere mostri spietati”. (La curva dell’oblio).

Un lavoro che il Mario svolge con acume, senza violenza. Sviscera i casi, sottolinea i dettagli, coglie le incoerenza e ci lavora sopra sino a unire i punti e giungere a una spiegazione.

Il Mario è un uomo pulito, esente dalla corruzione con cui si deve anche scontrare. Non accetta compromessi, ma è capace di comprendere e di perdonare. Anche di dare una seconda chance a chi la merita. Aiuterà Besmir Bazi, un albanese che aveva mandato in carcere e , a sua volta, gli chiederà aiuto; si schiererà a fianco di Lino Porrati, criminale di lungo corso, quando la Clara, nipote del vecchio, sarà rapita.
Comprende la natura umana, il commissario, e prova pena per le persone. Nonostante la brutalità con cui si scontra, rimane un’anima gentile. E’ un uomo giusto che vive in un mondo ingiusto, uno che si attiene al motto della polizia sub lege libertas, ma che comprende che è un principio tutt’altro che scontato, soprattutto in questi tempi feroci e confusi. (La curva dell’oblio).

Nel suo privato, insieme all’amatissima Isa, il Mario è proprio un uomo comune. Cammina in ciabatte per casa, guarda la TV con la moglie, trascorre sempre le vacanze a Varigotti nella casa di famiglia e compra ogni giorno più focaccia di quanta la dieta imposta dalla moglie gli consentirebbe.

L’altra grande protagonista dei romanzi di Gian Andrea Cerone è Milano, una città che il commissario non solo conosce perché ci è nato, ma ama e “sente”; lui ne avverte l’intima essenza, sia nei quartieri ricchi che in quelli periferici e degradati. Milano non è solo lo sfondo di questi libri, ne fa realmente parte, il Mandelli non potrebbe essere ciò che è se non fosse di Milano e a Milano non vivesse e non lavorasse.

 

Di Mirna Juras

 

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