La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: il commissario Gualtiero Bova (Orso Tosco)
Puntata n. 138
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Il commissario Gualtiero Bova è il protagonista di tre noir di Orso Tosco, scrittore e sceneggiatore, vincitore del premio Scerbanenco 2024: “L’ultimo Pinguino delle Langhe”, “La controra del Barolo” e “La malinconia del tartufo”, pubblicati nella collana Nero Rizzoli. Bova è soprannominato “Pinguino” per via della sua corporatura importante: è alto quasi due metri, imponente, con braccia corte rispetto al resto del corpo, e ama fare bagni invernali nei fiumi, indossando una muta che lo fa apparire simile ad un pinguino. Porta i baffi sopra labbra carnose, ha occhi stretti, piccoli, pungenti, di un colore verde che il tempo e le delusioni hanno reso opaco. E’ un tipo molto particolare, per il lettore piuttosto spiazzante.
Partiamo dalla dipendenza del lunedì, giorno in cui assume una microdose di LSD … aggiungiamo che, ogni tanto, gli rimbombano in testa quattro parole in rima che lo aiutano a cogliere intuizioni che altrimenti gli sarebbero precluse. Si muove poi con la cagnolina bassotta Gilda gildina, che è in perfetta empatia con lui, infatti è in grado di fiutare i suoi tormenti. Fuma la pipa, di cui ama la preparazione, l’attesa che adora assaporare con calma; è un bevitore, amante dei vini rossi, che conserva in una cantinetta e che gusta nei ristoranti che frequenta. Ha un’abitudine particolare che aumenta le sue capacità intuitive, perché gli manda in tilt le papille gustative: consuma pranzi importanti, facendosi portare tutti i piatti in contemporanea, dando un morso a quello e un morso a quell’altro, dolce e salato in completa anarchia.
Il suo appetito è ciclopico, pranza e cena sempre negli stessi due locali di fiducia, tra cui la Trattoria del peso, un locale dall’eleganza contadina, poco appariscente, poco incline alle mode e ai cambiamenti. Ama leggere, infatti il suo salotto è pieno di libri accatastati senza un ordine preciso: poesie, romanzi, fumetti, saggi, ricettari, testi su feste tradizionali… ognuno con un segnalibro di fortuna. Possiede anche una collezione di pipe e una collezione di inquietanti animali impagliati e disegni realizzati in punto maglia. Conserva una scatola di fotografie, sue, del fratello, dei genitori e di Ava, la donna di cui è innamorato da quando aveva vent’anni, che ha conosciuto a Londra e che lui attende da ormai diverso tempo. Ava infatti è in coma da vari anni, ricoverata in una clinica specializzata, che si trova a metà strada tra Latte, il paese natale di Bova, e Mondovì, dove è stato trasferito.
Bova ha un altro affetto, la madre Piera, che vive ancora a Latte, e un fratello giramondo. La mamma vorrebbe vedere “un po’ felice” quel figlio che definisce “buffo, malinconico, testardo, gentile, geniale, sconclusionato, ostinato a precludersi qualsiasi possibilità, fedele alla malinconia”. Invece Bova preferisce non lasciarsi andare, timoroso di tornare a vivere, sceglie l’indeterminatezza dell’attesa, tormentato dalle preoccupazioni per Ava, e – nel terzo volume della serie – per la cara zia Tersilia malata e per la complessa indagine che gli è stata assegnata e che ruota attorno all’assassinio di un noto pittore. Una sgangheratissima squadra lo affianca nelle indagini: i colleghi Raviola e Listeddu, e la brava Telesca, la quale sconta l’inadeguatezza dei primi due.
Negli anni Bova, superate la morte del padre e una brutta depressione, è diventato bravissimo a nascondersi, facendosi crescere un corpo monumentale, una sorta di corazza autoprotettiva. Sogna spesso di scomparire, di possederne il coraggio necessario, per uccidere i fantasmi del passato e ricostruirsi altrove, sconosciuto a chiunque. Ma non è coraggioso, è un abitudinario, dunque è fedele a tutto, anche a ciò che gli fa male.
Di Valentina Ferrari
L’ULTIMO PINGUINO DELLE LANGHE – Orso Tosco


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