La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Elizabeth Best e il Club dei Delitti del Giovedì (Richard Osman)
Elizabeth Best e il Club dei Delitti del Giovedì: Tè, pasticcini e un pizzico di omicidio
Nel placido — ma solo in apparenza — Eden per pensionati di Cooper’s Chase, quattro ottuagenari hanno trovato un modo squisitamente elegante per combattere la noia: studiare omicidi irrisolti. Nasce così Il Club del delitto del giovedì, la creatura geniale di Richard Osman, dove il giallo si mescola all’umorismo britannico più secco e a una verità sacrosanta: mai sottovalutare chi ha una memoria di ferro, molto tempo libero e nessuna paura dei cadaveri.
A tirare le fila c’è Elizabeth Best, donna dal fascino algido e un passato… diciamo diplomaticamente nebbioso. Elizabeth non urla mai; preferisce manovrare servizi segreti e funzionari governativi con la grazia di una regina degli scacchi che sta organizzando una pesca di beneficenza. Se c’è una porta chiusa, lei non la sfonda: la convince garbatamente ad aprirsi. Di solito con un sorriso d’acciaio e una tazza di Earl Grey.
Al suo fianco c’è Joyce Meadowcroft, ex infermiera e cronista ufficiale del gruppo. Joyce è l’arma segreta del quartetto: ha l’aria della nonnina che si perde a guardare le nuvole, ma sotto la permanente nasconde un radar infallibile per i segreti altrui. Il suo metodo? Una fetta di torta, un candore disarmante e domande capaci di far confessare anche un sasso. Se Elizabeth è la mente strategica, Joyce è la diplomazia sorridente con taccuino incorporato.
Poi c’è Ibrahim Arif, lo psichiatra in pensione. Per lui il mondo è un sistema da comprendere prima ancora che da giudicare. Mentre gli altri inseguono indizi, lui osserva le persone: ascolta esitazioni, pesa silenzi, ricompone moventi come fossero equazioni emotive. Non c’è gelo in lui, ma misura. È l’uomo che rimette ordine nel caos con una lucidità gentile — e proprio per questo implacabile.
E infine, come una scossa elettrica in un salotto buono, ecco Ron Ritchie: ex sindacalista, allergico alle regole e con la risposta sempre pronta allo schiaffo verbale. Ron è quello che sporca le mani, che manda a quel paese l’autorità e che dice ad alta voce ciò che gli altri pensano (ma con molti meno filtri). Sotto la scorza da rissoso, però, batte un cuore che è un pezzo di pane — a patto, naturalmente, che non siate un sospettato.
Quello che era iniziato come un hobby tra un tè e l’altro diventa presto una faccenda maledettamente seria: i vecchi casi polverosi lasciano il posto a cadaveri fin troppo attuali. Con un mix di audacia e spudoratezza, i quattro dimostrano che l’età non spegne l’ingegno: lo affila, come un buon coltello da cucina.
Mentre la polizia annaspa tra burocrazia e scartoffie, il Club risolve omicidi con un’educazione impeccabile e una puntualità quasi amministrativa.
Perché la pensione è solo una pratica da archiviare.
Il talento, invece, non ha età.
Di Vincenzo Anelli
IL CLUB DEI DELITTI DEL GIOVEDÌ Richard Osman
L’UOMO CHE MORÌ DUE VOLTE Richard Osnan


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