La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Elizabeth Best e il Club dei Delitti del Giovedì

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Elizabeth Best e il Club dei Delitti del Giovedì (Richard Osman)

Puntata n. 132
Vai alla Prima Puntata

 

Elizabeth Best e il Club dei Delitti del Giovedì: Tè, pasticcini e un pizzico di omicidio

Nel placido — ma solo in apparenza — Eden per pensionati di Cooper’s Chase, quattro ottuagenari hanno trovato un modo squisitamente elegante per combattere la noia: studiare omicidi irrisolti. Nasce così Il Club del delitto del giovedì, la creatura geniale di Richard Osman, dove il giallo si mescola all’umorismo britannico più secco e a una verità sacrosanta: mai sottovalutare chi ha una memoria di ferro, molto tempo libero e nessuna paura dei cadaveri.

A tirare le fila c’è Elizabeth Best, donna dal fascino algido e un passato… diciamo diplomaticamente nebbioso. Elizabeth non urla mai; preferisce manovrare servizi segreti e funzionari governativi con la grazia di una regina degli scacchi che sta organizzando una pesca di beneficenza. Se c’è una porta chiusa, lei non la sfonda: la convince garbatamente ad aprirsi. Di solito con un sorriso d’acciaio e una tazza di Earl Grey.

Al suo fianco c’è Joyce Meadowcroft, ex infermiera e cronista ufficiale del gruppo. Joyce è l’arma segreta del quartetto: ha l’aria della nonnina che si perde a guardare le nuvole, ma sotto la permanente nasconde un radar infallibile per i segreti altrui. Il suo metodo? Una fetta di torta, un candore disarmante e domande capaci di far confessare anche un sasso. Se Elizabeth è la mente strategica, Joyce è la diplomazia sorridente con taccuino incorporato.

Poi c’è Ibrahim Arif, lo psichiatra in pensione. Per lui il mondo è un sistema da comprendere prima ancora che da giudicare. Mentre gli altri inseguono indizi, lui osserva le persone: ascolta esitazioni, pesa silenzi, ricompone moventi come fossero equazioni emotive. Non c’è gelo in lui, ma misura. È l’uomo che rimette ordine nel caos con una lucidità gentile — e proprio per questo implacabile.

E infine, come una scossa elettrica in un salotto buono, ecco Ron Ritchie: ex sindacalista, allergico alle regole e con la risposta sempre pronta allo schiaffo verbale. Ron è quello che sporca le mani, che manda a quel paese l’autorità e che dice ad alta voce ciò che gli altri pensano (ma con molti meno filtri). Sotto la scorza da rissoso, però, batte un cuore che è un pezzo di pane — a patto, naturalmente, che non siate un sospettato.

Quello che era iniziato come un hobby tra un tè e l’altro diventa presto una faccenda maledettamente seria: i vecchi casi polverosi lasciano il posto a cadaveri fin troppo attuali. Con un mix di audacia e spudoratezza, i quattro dimostrano che l’età non spegne l’ingegno: lo affila, come un buon coltello da cucina.

Mentre la polizia annaspa tra burocrazia e scartoffie, il Club risolve omicidi con un’educazione impeccabile e una puntualità quasi amministrativa.

Perché la pensione è solo una pratica da archiviare.

Il talento, invece, non ha età.

Di Vincenzo Anelli

IL CLUB DEI DELITTI DEL GIOVEDÌ Richard Osman

IL CLUB DEI DELITTI DEL GIOVEDÌ Richard Osman

L’UOMO CHE MORÌ DUE VOLTE Richard Osnan

L’UOMO CHE MORÌ DUE VOLTE Richard Osman

Farmasave - La tua farmacia Online

Commenta per primo

Commenti

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.