LA MORTE NON PAGA DOPPIO, di Bruno Morchio (Rizzoli – giugno 2025)
Secondo libro della serie che vede protagonista Mariolino Migliaccio, investigatore privato senza licenza, che si muove, come l’altro amato personaggio di Morchio, Bacci Pagano, in una bellissima Genova con i suoi carrugi ed i suoi quartieri più popolari. Mariolino, che scherzosamente viene chiamato dalle amiche della madre “fottignin scotizzoso”, ficcanaso sporcaccione, è un antieroe per eccellenza: pur essendo un segugio di tutto rispetto vive in una squallida pensione, in una fredda camera con il bagno comune, pensione che non vuole mollare perché ci vive anche la bellissima Fatima, una escort che gli piace molto.
Con l’ultima indagine ha guadagnato un po’ di soldini e potrebbe vivere un po’ meglio ma spinto dalla piccola ragazza albanese che ha salvato dalla prostituzione, la dolce Milca, si mette ad indagare sulla morte del marito di una donna, Alina, che un mese prima è rimasta vedova con il piccolo figlio; la morte sembra avvenuta per un’overdose ma Alina non è convinta di questo perché, anche se il marito la menava e le era infedele, negli ultimi tempi sembrava aver messo la testa a posto ed aveva trovato un lavoro in un cantiere edile.
Così ancora una volta Migliaccio si ritrova a lavorare gratis con l’aiuto dell’ispettore Spaggiani, con cui ha uno strano e controverso rapporto ma che non si tira mai indietro di fronte alle richieste di Mariolino perché “ può succedere che due persone, pur detestandosi, si stiano simpatiche…. Qualche volta ho l’impressione che tra noi è così che funziona. Forse perché anche lui, come me, ha un pessimo carattere. A cinquant’anni non si è ancora sposato, non ha un amico e trascorre le serate in un bar di Molassana a guardare le partite della Roma e i Gran Premi di Formula Uno. Inoltre, se ne va in giro con la barba di due giorni, porta i capelli arruffati, un paio di blue jeans consumati e un giubbotto di pelle scolorito e, se non si sapesse in giro che lavora alla Mobile, nessuno gli darebbe due citti di credito.”
Recensione di Ale Fortebraccio



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