LA MORTE DI AUGUSTE, di Georges Simenon (Adelphi – giugno 2025)

Una sera, Auguste Mature, proprietario di un bistrot nel quartiere de les Halles a Parigi, muore a causa di un ictus.
I suoi tre figli, Antoine, Ferdinand e Bernard, con le rispettive mogli e compagna, si attivano per spartirsi l’eredità ancora prima che sia celebrata la funzione funebre.
Antoine, che gli è sempre stato accanto come gestore del bistrot assieme alla moglie che si occupa anche della suocera anziana e malata, deve vedersela con i due fratelli, diffidenti nei suoi confronti, avidi e interessati solo a conoscere l’ammontare del patrimonio del padre, non facilmente calcolabile.
L’intreccio è questo, semplice e scarno; tra l’altro, al centro della storia, non c’è nemmeno un fatto di sangue, come invece spesso succede nei noir di Simenon, che però, anche in quest’ultima pubblicazione di Adelphi, si conferma maestro nell’indagare e descrivere le relazioni umane, in questo caso tra fratelli, indifferenti l’uno verso l’altro, e incapaci di provare interesse e dolore per la morte di un genitore.
In un romanzo di sole 155 pagine, Simenon tratteggia magistralmente personaggi e atmosfere con vividezza e realismo, lasciandoci con un’inquietudine e un disagio profondi, derivanti dall’aridità dei rapporti umani descritti.
Recensione di Valentina Ferrari


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