“La misteriosa scomparsa di Fontanella” di Alessandra Carnevali – ovvero, l’arte della fuga (con stile) per un ex magistrato. (Newton Compton – ottobre 2025)

Raramente mi capita di interrompere la mia rigida tabella di marcia libresca, di solito seguo la mia sequenza di letture con la disciplina di un certosino, ma saputo dell’uscita del nuovo romanzo di Alessandra Carnevali, “La misteriosa scomparsa di Fontanella”, ho ceduto senza esitazione. Risultato: una capatina in libreria “solo per vedere” si è trasformata, con inevitabile fatalità, in un bottino degno di un saccheggio vichingo. La mia biblioteca ringrazia (il mio portafoglio, un po’ meno).
Forse è colpa (o merito) di un periodo un po’ stressante, ma avevo proprio bisogno di una lettura leggera, di quelle che ti fanno sorridere anche mentre bevi un caffè freddo dimenticato sul tavolo, triste come un piccione sotto la pioggia. E la Carnevali, maestra benevola dell’ironia, non delude mai: prosa scattante, immagini fulminanti, un ritmo che tiene il passo e un umorismo che è un balsamo per l’anima (e per i nervi).
Piccola parentesi, da lettore affezionato ma con la puzza al naso: i dialoghi in dialetto. Capisco, danno colore, caratterizzano, sono “autentici”. Però a tratti diventano un po’ troppi. Nulla di grave — solo qualche frenata nella fluidità della lettura — ma ormai sembra una moda diffusa tra molti autori italiani.
La trama? Beh, se cercate il rigore di un verbale processuale, forse questo non è il libro per voi. “Realismo” e “plausibilità” qui fanno spesso pausa caffè, e lunga. Ma il punto è proprio questo: la storia funziona, diverte, ti prende per il colletto. Ti trascina fino all’ultima virgola. E Adalgisa Calligaris, con la sua intelligenza tagliente e la sua caparbietà da bulldozer, è sempre uno spettacolo. Seguirla mentre cerca il suo Cracchetto scomparso è un piacere che non stanca mai.
Verdetto finale: un giallo frizzante come un prosecco, spiritoso e ben imbastito. L’antidoto perfetto per staccare la spina senza spegnere il cervello. E, ammettiamolo, un po’ di mistero sul conto del povero Fontanella era un colpo di scena che in fondo ci meritavamo tutti. Un tocco di genio.
In attesa del prossimo mistero per Adalgisa, mi accontenterò di brindare per il ritorno del suo Cracchetto o “Occhi azzurri inutili”.
Recensione di Vincenzo Anelli


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