LA MIA PIÙ OSCURA PREGHIERA S. A. Cosby

LA MIA PIÙ OSCURA PREGHIERA, di  S. A. Cosby (BUR – aprile 2025)

Devo confessare una delle mie manie di lettrice: quando mi imbatto in uno scrittore che mi piace ne leggo le opere in ordine cronologico per seguire sia l’evoluzione dei personaggi che quella dell’autore stesso. Purtroppo non sempre è possibile, perché, magari, lo scrittore è diventato famoso con opere successive alla prima; fortunatamente in questo periodo è in corso in molte case editrici la ripubblicazione di alcune ‘opere prime’ che mi permette di assecondare la mia strategia.

È il caso de “La mia più oscura preghiera” di S.A. Cosby, ormai alle vette del thriller statunitense grazie al successo di “Legittima vendetta” (che ho recensito qualche tempo fa).

A parte qualche peccato da esordiente (eccesso di dettagli, ricerca a tutti i costi della battuta ironico-sarcastica), il Cosby migliore c’è tutto nella storia del protagonista, Nathan Waymaker, e soprattutto nell’analisi dell’America profonda, quella del razzismo mai scomparso, del culto delle armi facili unito a culti religiosi gestiti da improvvisati predicatori.

Il giovane, marine in congedo, ex-vicesceriffo, impiegato nell’impresa di pompe funebri del cugino, investiga – suo malgrado – sulla morte del reverendo Esau Watkins. Il fatto porta alla luce malcostume e crimini ben nascosti sotto il tappeto del perbenismo sudista, ma soprattutto riaccende in Nate il dolore e la rabbia per la morte dei suoi genitori (una coppia ‘mista’), sbrigativamente archiviata come incidente dalla polizia locale qualche tempo prima. Nella lotta per scoprire chi abbia ucciso il reverendo, il protagonista ha l’aiuto di personaggi che definire ‘poco raccomandabili’ è un eufemismo, ma Cosby sposta l’attenzione dalla violenza fisica e concreta di questi soggetti alla vera violenza, quella di una società che ha fatto dell’ ipocrisia la guida della vita individuale e sociale. Siamo lontanissimi dal mito di un’America alla ricerca -anche dolorosa e spietata- della giustizia.

Recensione di Miranda Valsi

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