LA MASNÀ, di Raffaella Romagnolo (Piemme)

Quando ho iniziato “La masnà” di Raffaella Romagnolo, non ero certo di cosa aspettarmi. La storia ambientata tra le colline del Monferrato piemontese, si snoda attraverso le vite di tre generazioni di donne: Emma, Luciana e Anna. Il termine “masnà” in dialetto piemontese significa “bambina”, un titolo che suggerisce un legame profondo con l’infanzia, l’innocenza e forse anche la vulnerabilità che queste donne portano con sé.ria,
Emma, la forza della tradizione
Emma Bonelli è la prima che incontriamo. Nel 1935, con la sua dote misera e l’istruzione limitata, si sposa e va a vivere con il ciabattino zoppo, scelta fatta più per necessità che per amore. Emma è una lavoratrice instancabile, ma la sua vita sembra sempre vincolata a una serie di doveri e sacrifici. Ho sentito una certa empatia per lei, immaginando la sua lotta silenziosa per mantenere una dignità in un mondo che offre poche opportunità a una donna come lei.
Luciana, un sogno infranto
Luciana, la figlia di Emma, ha assaporato brevemente il gusto della libertà con il sogno di diventare sarta. Tuttavia, la realtà del matrimonio, della maternità e delle responsabilità domestiche l’ha presto riportata alla dura realtà. Leggendo della sua vita, non ho potuto fare a meno di sentire una certa frustrazione. È come se ogni generazione di donne fosse costretta a vivere in una prigione invisibile, costruita dalle aspettative sociali e familiari.
Anna, la speranza del cambiamento
Anna, nata negli anni Settanta, rappresenta una speranza di cambiamento. È l’unica della famiglia a poter proseguire gli studi, e questo le offre una via d’uscita potenziale dalle catene che hanno legato sua madre e sua nonna. Anna incarna una nuova era, una possibilità di spezzare il ciclo di rinunce e sottomissioni. Tuttavia, la sua connessione con la vecchia casa in collina e le sue radici resta forte, mostrando come la storia e le esperienze delle generazioni precedenti continuino a influenzare la sua vita.
Devo ammettere che, pur riconoscendo la qualità della scrittura di Raffaella Romagnolo, il libro non mi ha catturato completamente. Forse è stato il ritmo, a tratti lento, o forse il distacco emotivo che ho percepito in alcuni passaggi. Tuttavia, non posso negare che la narrazione sia ben costruita e che i personaggi siano realistici e ben delineati.
“La masnà” è un romanzo che invita a riflettere sulla condizione femminile attraverso decenni di storia italiana. Emma, Luciana e Anna sono legate non solo dal sangue, ma da un filo comune di lotte e aspirazioni. La loro storia mi ha fatto pensare a quante donne, nel corso della storia, hanno dovuto sacrificare i propri sogni per adattarsi a un ruolo imposto dalla società.
Recensione di Ornella Troise


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