LA GATTA HA VISTO TUTTO, di Dolores Hitchens (Sellerio)

“La gatta ha visto tutto” di Dolores Hitchens, piccolo classico uscito per la prima volta nel 1938 e ripubblicato da Sellerio, è un tipico giallo della camera chiusa: tutti gli eventi si svolgono infatti all’interno di un edificio, la fatiscente pensione in riva all’oceano dove vive Lily, nipote dell’arzilla settantenne protagonista di questa storia cupa in cui il mistero e l’angoscia si stemperano grazie a una buona dose di ironia.
Nel complesso la lettura risulta simpatica e gradevole, nonostante il ritmo lento tipico della narrativa di inizio novecento: l’anziana Rachel Murdock, che solitamente vive un’esistenza tranquilla con la sorella Jennifer e la gatta Samantha, si trova nel bel mezzo di una sanguinosa scena del crimine e non esita a improvvisarsi detective dilettante, affiancandosi all’ingombrante tenente Mayhew, ufficialmente incaricato di condurre le indagini. Miss Rachel e Mayhew sono due individui del tutto antitetici che in qualche modo riescono a collaborare e a completarsi a vicenda. Sarà proprio il loro continuo confronto a far sì che le indagini facciano finalmente quel salto di qualità necessario a risolvere il mistero.
Dalla prefazione di Oates (da leggere dopo la storia, per evitare fastidiosi spoiler) si apprende che con questo romanzo ha inizio la serie di dodici gialli scritti dalla Hitchens inaugurando il fenomeno editoriale del cat mistery. In questa storia tuttavia il ruolo della gatta è davvero marginale e a un certo punto la sua padrona si chiede addirittura se non gliel’abbiano sostituita (dubbio inverosimile e incredibile per chiunque possieda un gatto).
Per me è stata comunque una lettura simpatica e gradevole, che mi ha accompagnata in un tuffo nel passato con il suo stile lento e misurato, le sue atmosfere gotiche e i suoi meccanismi narrativi a volte un po’ contorti e inverosimili, ma sempre ingegnosi e rassicuranti.
Recensione di Cristina Quochi


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