LA FILA ALLE POSTE Chiara Valerio (Sellerio – giugno 2025)

Continuazione ideale di Chi dice e chi tace, ritroviamo qui l’avvocatessa Lea Russo che, prendendo il là dall’assassinio di una bambina handicappata, Agata Palmieri, in quel di Scauri, continua le sue riflessioni sulla morte e sulla vita, già scatenate qualche tempo prima dal ritrovamento nella vasca da bagno del corpo dell’amica Vittoria, il personaggio controverso e controcorrente che abbiamo già conosciuto nel libro precedente. Perché ancora una volta l’indagine – da cui sembra chiaro che la mano che ha ucciso la piccola sia quella della madre- è solo la scusa per riflessioni più profonde sulla maternità e sull’aver cura, che possono in alcune situazioni trasformarsi da gioia a peso, su come la verità possa assumere molte facce non essendo sempre un qualcosa di ben definito e certo.
C’è poi la descrizione della vita in un piccolo centro di provincia dove tutti sanno o credono di sapere tutto di tutti; una comunità circoscritta che può essere un rifugio ma anche stare molto stretta a chi si sente un animo libero; e poi ci sono le questioni dell’identità di genere, di come ci si possa sentire attratti da qualcuno del nostro stesso sesso, con un amore ed una condivisione del sentire che ce lo rende vicino e desiderabile. E’ vero che c’è anche il mistero di chi ruba le vongole, lasciate a spurgare dagli abitanti di Scauri, che introduce ironiche situazioni.
Ma il filo del romanzo è un altro: un discorso tutto interiore sui rapporti interpersonali, sulle assonanze e dissonanze tra le persone, sul voler comprendere le ragioni dell’altro cercando di immedesimarsi in lui o lei. Chiara Valerio segue un suo percorso di scrittura senza lasciarci riprendere il fiato; io continuo a dire che la sua scrittura è molto simile al suo modo di parlare. Capita così che pur coinvolgendoci profondamente nelle sue narrazioni e digressioni non ci renda facile la lettura ed anche per questo possa succedere che questa autrice sia molto amata o molto odiata, senza vie di mezzo!
Recensione di Ale Fortebraccio


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