LA FIGLIA DELLA FORTUNA, di Isabel Allende
La vera, indiscussa, protagonista di questa narrazione è senza dubbio la descrizione storica, sociale e ambientale che la Allende magistralmente ci propone. Gli scenari descritti potrebbero esser paragonati ad un quadro virtuale che cambia soggetto e colori di volta in volta che la narrazione prosegue sotto agli occhi del lettore. Ho trovato, come mai nelle sue opere fin’ ora da me lette, una descrizione assolutamente realistica e veritiera di luoghi, vicende e usi e costumi.
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Siamo a Valparaisio, Cile, poco più dei primi inizi dell’800. Una bambina, una mattina, viene lasciata davanti casa della ricca famiglia Sommers, in cui vi abitano i tre fratelli John, Rose e Jeremy. Miss Rose , rimasta nubile per sua scelta, accoglie la bambina e la cresce come propria, impartendole una rigida educazione, prevista da protocollo per le nobildonne dell’epoca. Sembra che la vita della ragazza sia ormai destinata a svolgersi fra perbenismo e regole imposte dalla buona società quando un giorno incontra e si innamora perdutamente del giovane ribelle idealista Joaquin Andieta. Il destino a questo punto mescola le carte e cambia inesorabilmente le sorti della giovane ragazza promettendole un viaggio che la porterà all’altro capo del mondo, lascerà le gonne e i merletti per viaggiare a cavallo vestita da uomo nella compagnia del saggio Tao Chien, secondo protagonista indiscusso della vicenda.
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E’ un romanzo che va ben oltre la storia prevedibile di una ragazza fortunata nella sfortuna, ci insegna che l’idealizzazione dell’amore può portarci a percorrere un viaggio pericoloso contro se stessi dove a risentirne non è solo il corpo, bensì anche l’animo e che se non fosse per certe sagge compagnie che scelgono di seguirci e consigliarci, saremmo inesorabilmente perduti.
Recensione di Giusy Shine
LA FIGLIA DELLA FORTUNA Isabel Allende



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