LA FAME DEL SUO CUORE, di Antonella Ossorio (Neri Pozza – giugno 2025)

“La fame del suo cuore” di Antonella Ossorio è un romanzo capace di avvincere il lettore e di tenerlo incollato alla vicenda. Ambientato nella Russia zarista di fine Ottocento, il libro racconta la vicenda reale di una donna dimenticata dalla Grande Storia, la figura di Alexe Popova, accusata di aver ucciso centinaia di uomini violenti.
La narrazione è affidata a Nadezda, una donna semplice e segnata dai soprusi, un’anima inquieta e piena di contrasti. Attraverso la sua voce affiora un mondo di miseria, silenzi e brutalità.
E’ la Russia della fine dell’Ottocento, un impero vasto e autocratico, segnato da una profonda arretratezza sociale ed economica, un ossimoro di ricchezza e povertà, nella quale la vita dei vinti non vale nulla.
Madame Popova “ l’assassina degli uomini e la salvatrice delle donne” appare quasi come una figura leggendaria: una presenza contraddittoria che costringe il lettore a interrogarsi continuamente sul significato della giustizia, che richiama fortemente le eroine della tragedia greca. Antonella Ossorio le cuce, infatti, tratti quasi “tragici” nel senso classico del termine: è dominata da un destino di dolore e violenza; agisce seguendo una legge morale personale, vive in una dimensione estrema, dove giustizia e colpa si confondono; appare insieme vittima, carnefice e figura sacrale. Ricorda personaggi come Medea o Antigone: donne disposte a oltrepassare il limite imposto dalla legge degli uomini.
Anche la sua descrizione fisica e simbolica — vestita di nera, severa, quasi ieratica — contribuisce a darle un’aura da personaggio tragico, sacerdotessa o vendicatrice arcaica, sospesa tra giustizia e follia, maternità e distruzione, misericordia e sangue.
Cresciuta nella violenza e nel sopruso, nata dal dolore, Popova porta in sé una fame che non riuscirà a saziare. Una donna capace di diventare una guida per le altre, creando attorno a sé una comunità al femminile, nella quale finalmente le donne hanno un’indipendenza mentale ed economica. Sarà proprio questo cammino di consapevolezza che renderà la protagonista capace di vedersi e di scegliere la strada della dignità e della libertà riuscendo finalmente a prendersi cura del suo “giardino interiore”.
La grande forza del romanzo risiede nello sguardo con cui Ossorio racconta la violenza. Non c’è compiacimento, non c’è estetizzazione del male: ogni pagina restituisce il peso fisico della sopraffazione subita dalle donne, il senso di fame richiamato dal titolo, che non è solo fame d’amore o di libertà ma desiderio disperato di esistere senza timore.
Lo stile di Antonella Ossorio è intenso, attento, curato ed è attraversato da immagini dure e improvvise aperture liriche. La scrittura di luci e ombre mantiene una tensione costante fino alle ultime pagine.
La fame del suo cuore è una riflessione profonda e moderna sulla violenza patriarcale che interroga più volte il lettore.
Popova è vittima o carnefice? Salvatrice o assassina? Ai posteri ardua sentenza.
Un romanzo capace di farci sprofondare nell’abisso che ci abita, nelle zone più oscure della coscienza, della storia, nel Limes incerto tra Bene e Male.
“Sappiate solo che dopo Anna Karenina ho avuto altri amori, non sempre eroine tragiche né per forza donne. Diavolo, vorrei anche vedere! La lettura è il mio spazio libero e ci faccio entrare chi mi pare e piace: belli e brutti, buoni e cattivi. In verità per questi ultimi ho un debole: più tenebra trovo nel cuore di un personaggio, più mi ostino a cercarvi una sia pur flebile luce. E sapete che c’è? Quasi sempre la trovo.”cit
Recensione di Luisa Ciccone


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