LA CATASTROFICA VISITA ALLO ZOO, di Joël Dicker (La nave di Teseo – marzo 2025)

La diversità esiste grazie alla libertà e la libertà esiste grazie alla democrazia. Soltanto in democrazia è possibile la diversità.
Ho ripreso a leggere cartaceo e tra le mani arriva Dicker. Nessun giallo, nessuna architettura noir ma una scoperta.
Joël Dicker sceglie, con La catastrofica visita allo zoo, di abbassare il volume e cambiare prospettiva. Affida lo sguardo a bambini “purissimi e crudelmente sinceri” e costringe il lettore adulto a confrontarsi con le crepe del proprio mondo: ipocrisie, paure, goffaggini che i più piccoli colgono senza filtri.
Volente o nolente il lettore prende per mano questi piccoli e li segue.
I giovani investigatori, una volta scoperta la verità, compiono un gesto spiazzante: non denunciano, non si ribellano ma proteggono. È una scelta narrativa che disarma e che introduce uno dei temi centrali del romanzo, quello della compassione, portata fino al limite dell’ambiguità morale. Quando la situazione precipita e la tanto attesa visita allo zoo natalizia si trasforma in un teatro grottesco e tragico insieme, Dicker orchestra un caos tenero e inquieto, dove il comico sfiora costantemente il dolore.
Anche lì sono rimasta spiazzata.
Nella nota finale, l’autore abbandona del tutto la finzione e si racconta. Riflette sul potere della letteratura come spazio di incontro, come luogo capace di far somigliare lettori diversissimi messi in fila davanti a una libreria. Il libro, per Dicker, non è un oggetto ma un rifugio: un antidoto al rumore costante dei social, delle notifiche, delle identità recitate.
Rispetto alle architetture complesse di La verità sul caso Harry Quebert o Il libro dei Baltimore, qui Dicker sceglie una scrittura più semplice, quasi fiabesca. Una leggerezza che è al tempo stesso pregio e limite: se da un lato il romanzo invita alla lettura condivisa, anche con i più giovani, dall’altro rinuncia in parte alla profondità strutturale che ha reso celebre l’autore.
La catastrofica visita allo zoo si presenta come un divertissement, un piccolo gioco narrativo che sotto la superficie rivela un desiderio antico: ritrovare innocenza, comunità, stupore. Un libro che non pretende di dare risposte piuttosto invita a farsi domande e a tornare, almeno per un momento, a guardare il mondo insieme agli altri.
Consigliato a tutti.
Recensione di Maria Elena Bianco


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