LA BAMBINA NEL BUIO Aberto Beruffi

LA BAMBINA NEL BUIO, di Aberto Beruffi (Newton Compton – ottobre 2025)

 

 

E sono quattro.

Quattro capitoli di una storia densa.

Così come gli altri libri della saga, il ritmo è alto fin da subito. I temi caldi affrontati sono molto profondi e vanno a colpire da vicino la vita del protagonista.

Marco Pioggia non vorrebbe essere di nuovo al centro delle vicende e se ne tiene al margine.

All’inizio sono solo piccoli particolari, forse coincidenze, che però presto diventano qualcos’altro.

La tensione cresce pagina dopo pagina.

Accanto a lui personaggi che abbiamo già incontrato nelle precedenti indagini, ma che l’autore riesce a inquadrare in maniera molto precisa senza svelare particolari.

Chi infatti non ha letto i libri precedenti può tranquillamente iniziare da questo, andando poi a recuperare gli altri in preda alla curiosità.

Non è la prima volta che Marco Pioggia si trova implicato in una storia che vede “protagonisti” bambini, ma anche in questo libro, come nei precedenti, c’è una delicatezza nell’affrontare certi temi che fa a cazzotti con la crudezza delle vicende.

Spesso c’è questa guerra di opposti, con Marco Pioggia al centro sempre sul filo della legalità, sempre sull’orlo dell’abisso.

I personaggi femminili si muovono su traiettorie ellittiche intorno a lui or avvicinandosi or allontanandosi, come il moto perpetuo di pianeti intorno alla stella di riferimento.

Fondamentali nelle intuizioni, nei cambi traiettoria, nella gestione delle emozioni, sono personaggi di cui la storia non può fare a meno, in un prisma variegato situazioni.

A cornice della storia ritroviamo la musica, l’arte, la letteratura, la tradizione.

E’ la firma dell’autore che riesce a farci appassionare anche a tematiche collaterali all’indagine, rendendoci curiosi di andare a scoprire se si tratta di licenze letterarie oppure no.

Nessun accenno alla trama.

Sarebbe ingiusto.

Sicuramente, però, l’atmosfera natalizia aiuta tantissimo ad entrare nella storia.

Ho detto troppo.

Leggetelo e recuperate gli altri.

 

Recensione di Rita Annecchino

 

 

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