IO SONO GESÙ Giosuè Calaciura 

IO SONO GESÙ, di Giosuè Calaciura (Sellerio – febbraio 2021)

 

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Non importa, se ci credi o non ci credi. Gesù è esistito. Lo dicono i libri di storia. Ma chi ci si è mai soffermato su Gesù che cresce, che diventa uomo prima ancora di diventare Dio?

Questo libro nasce da un’esigenza editoriale. La serialità tanto in voga è così entrata nei progetti di Giosuè Calaciura. Scrivere un serial. «Dovevo concentrarmi su una puntata chiusa ma con un rimando a quella successiva.» Un pretesto per scrivere altro, per allontanarsi dalle cose della mafia, dai pentiti dell’oltretomba. «Cercavo qualcosa e fu mia madre che conserva tutto a trovare un mio vecchio racconto dove Gesù accusa sua madre di aver messo fine alla sua vita terrena.» L’idea è quella di indagare il mito, la religione, la favolistica religiosa e la sua immediata disillusione perché nulla cambia. Di raccontare la vita di Gesù fra i quattordici e i trent’anni. Quest’arco di vita, ampio e fondamentale per una comprensione e versione umana del mistico Gesù, è rimasto inesplorato e stranamente mai narrato da nessuno. «Ho cercato materiale nei Vangeli. Non c’è niente se non nei vangeli apocrifi.» Forse questa parte della vita di Gesù è stata deliberatamente omessa perché serviva un Gesù mistico e miracolante. Un Gesù umano, quotidiano, alle prese con la propria adolescenza non era l’immagine del Cristo da rendere immortale. Mentre è proprio questo Gesù che attrae Giosuè Calaciura.

 

 

Ed ecco che ci racconta il suo Gesù, quel ragazzo dimenticato a Gerusalemme dai genitori, successivamente, abbandonato dal padre, che scappa di casa lasciando la madre. Scopriamo un Gesù diverso, agli albori della vita adulta, prima della sua vita di apostolato. Romanzo di crescita, illusione e disillusione dell’adolescente. Perché Gesù è stato il più grande ribelle. È un’idea New Age, quella di un adolescente rivoluzionario. È un libro di grande affetto per questo giovane che si batte per un destino ancora non chiaro. Nel tratteggiare la figura del Gesù in erba, l’autore ha lo sguardo rivolto ai ragazzi di oggi, che sono molto attenti alla realtà e alle grandi ingiustizie del mondo.  L’adolescenza è un periodo di libertà ma anche di responsabilità per gli uomini che devono immaginarsi liberi ma nello stesso tempo consapevoli della propria umanità. Dice l’autore: «Io penso che quella di Gesù sia veramente la più importante rivoluzione nella storia dell’uomo, una rivoluzione incompiuta.»

 

 

Strutturato come un romanzo di formazione, non senza colpi di scena e a volte anche venato di suspense, il romanzo di Calaciura si apre in un susseguirsi di avventure dove epica, intrigo familiare, sospetto, tensione e mistero rispetto alla propria nascita si alternano in un crescendo emotivo che rende il lettore partecipe. È un tempo di grandi incertezze; cambiamenti profondi sono nell’aria; il vecchio Mondo è in bilico. Vecchio e nuovo si stanno scambiando. Marguerite Yourcenar e “Le memorie di Adriano” hanno contribuito al formarsi di questa idea in Calaciura. Sono più o meno queste le parole di Adriano che l’hanno colpito: «viviamo l’età più libera dell’uomo, perché i vecchi dei dell’Olimpo si vanno perdendo e ancora non è nato Dio.» Parole di cui si appropria per il suo Gesù. Divertente, interessante attraversarlo, dice. «L’ho abbandonato un attimo prima che lui corra dal cugino per il rito delle acque.» Prima del rito di redenzione. Farci sentire la presenza fisica sulla terra. Mettere a tacere il senso di colpa che ognuno di noi sente senza poter fare niente. Niente a che vedere con il mitico, o il mistico, Gesù della religione cristiana. Nessun cristianesimo miracolante. Solo l’uomo. Anzi il bambino, che da adolescente poi si affaccia nel mondo degli adulti.

 

 

«Mi raccontava che avevo portato una primavera precoce di germogli e mandorli fioriti. E non so più se sono stati i miei occhi a vedere la meraviglia di una cometa nel cielo di quella notte o gli occhi degli altri. Tutto si confonde come in una vertigine. Ma ho solo questa nascita da raccontarmi. Nell’unica versione che conosco, quella di mia madre.» (p.11) Gesù abbandona il tetto materno, per conoscere altre versioni, forse quella del padre di cui non conosce il motivo dell’assenza: «Nel buio cercavo il volto di mio padre ormai perso per sempre. E ripetevo la mia domanda: Padre, perché mi hai abbandonato?» (p.146) Ma non troverà il padre e nemmeno risposta a questa domanda, anzi verrà a conoscenza delle cose della vita: «Ho trent’anni, nausea per i tradimenti che ho subito, disgusto e l’assenza di ogni giustizia, tra gli uomini e nella natura.» (p.12) E nemmeno ad altre domande troverà risposte soddisfacenti. «Era questo diventare adulti? Questa truffa e questo silenzio?» (p. 30) Tanto da procurarsi una ferita fisica capace di contenere questo dolore: «Perché lo facevo? Quale turbamento cercavo di placare ferendomi? Ancora oggi rimane misterioso a angosciante il ricordo. Mi terrorizza. C’è una parte di me capace di infliggere torture, di farsi volutamente del male, di sanguinare. E non so perché.» (pp.118-119)

 

 

Quella di Gesù è la più importante rivoluzione nella storia dell’uomo, incompiuta, segna un punto importante nella storia della cultura. il mito di Mitra, uomo forte e muscoloso, ricco e potente, viene messo in pericolo dal nuovo uomo, rivoluzionario e mite, un pastore con l’agnello sulla spalla. Diversa espressione di un mondo nuovo. Ritroviamo qui molti dei temi cari all’autore: l’infanzia e la difficoltà di crescere, l’innocenza delle creature più fragili, la tristezza e la mancanza di moralità negli adulti, l’impeto dell’eros, il bisogno di riconoscersi nell’altro, di creare delle complicità, di procedere insieme.

La scrittura di questo romanzo ha richiesto all’autore un esercizio di stile e di giornalismo storico. Quante cose non c’erano in Palestina! E cosa mangiavano? Grande è stato l’intervento sul linguaggio. Bisognava trovare una voce giusta, capace di esprime le perplessità, i dubbi, le ingenuità ma allo stesso tempo la consapevolezza di sé stesso, la necessità della propria ricerca. Bisognava trovare le parole nella lingua di Gesù ragazzo senza mai arrivare al dato mistico! Il tutto ha richiesto un grande lavoro di limatura, di scelta di narrazione.

 

 

Dice l’autore: «mi è servito molto. Di solito la mia lingua è effervescente, magmatica, intemperante rispetto alle regole e ai canoni.» Qui bisognava adottare un registro sobrio, giovane, acerbo, storicamente contestualizzato. Grazie all’ampio spazio concesso dai vangeli, l’autore ha sfruttato questo vuoto, ha tentato di inventarsi un Gesù che fosse diverso dalla lunga epica che si esercita sulla vita di quest’uomo. Ci ha descritto un’sperienza nostalgica, malinconica, persino magica. Chi avrebbe mai immaginato un Gesù che suona il flauto? e per lo più vegetariano? Ecco come Gesù parla del suo flauto: «È in legno di pero. Quando respiro per emettere suoni mi arriva il profumo antico della sua discendenza vegetale. Più volte ho avuto la tentazione di prenderne un altro, ma quelli che mi offrivano erano di ossi di animale. Avrei sentito odor di morte. Preferisco la voce del mio flauto antico […] È il suono del tramonto, della natura.» (pp. 70-71) Un Gesù moderno, attento, verde, ma anche femminista, accorto e rispettoso delle donne, in primis di sua madre: «Mia madre. Il suo volto è quello di una divinità pagana dei primordi. Una sfinge egiziana.» (p.238) Ma con lei, di tutte le donne, consapevole che per loro la vita è molto più dura: «Guardo mia madre e vedo me stesso. Procediamo, una accanto all’altra, verso un incrocio dove ci incontreremo o ci perderemo. E mia madre – […] e tutte le donne conosciute e sconosciute – per arrivare a quello stesso incrocio lungo un sentiero impervio di trappole e di ostacoli, pericoloso di uomini, mariti, padroni, dei loro divieti e precetti, dovrà percorrere il doppio della strada.» (p.258) E oggi che ci prepariamo a festeggiare il Natale, ringrazio Giosuè Calaciura per avermi regalato una versione fanciullesca di Gesù, graffiante, veritiera, spoglia di orpelli e attributi leggendari.

Recensione di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto  

IO SONO GESÙ Giosuè Calaciura

 

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