Intervista a Rosa Matteucci, essenziale e senza sconti: fede, ironia e verità

Intervista a Rosa Matteucci, essenziale e senza sconti: fede, ironia e verità

 

 

Intervista n. 325

 

Nel suo ultimo libro, Lotteria delle anime, perché, la protagonista trasforma la preghiera in una missione sempre più ossessiva? Cosa rivela questo comportamento sul suo bisogno di sentirsi utile agli altri?

È tutto molto semplice, si prega e basta, la preghiera è un atto di Fede.

 

 

I tutti i suoi scritti pubblicati emerge una forte tensione tra autentica ricerca spirituale e critica delle ipocrisie e delle superstizioni che la accompagnano. Secondo lei, a cosa crede davvero Rosa Matteucci? La sua è una critica della fede o, attraverso la denuncia delle nostre debolezze, cerca di recuperare una dimensione spirituale più autentica?

RM crede in Dio. Non giudico mi limito a raccontare quel che vedo.

 

Perché, secondo lei, Cartagloria è stato il libro che ha fatto conoscere al grande pubblico Rosa Matteucci, nonostante molti dei temi e degli episodi presenti nel romanzo fossero già comparsi in opere precedenti?

Non penso che Cartagloria mi abbia reso popolare, se così fosse sarei molto felice.

 

 

Nei suoi libri c’è molta ironia, anche quando racconta cose dolorose. L’ironia è un modo per difendersi dalla realtà o per colpirla più a fondo?

L’auto ironia è una forma di resistenza, un salvacondotto.

 

Quanto c’è di cattiveria nella buona letteratura? E quanta cattiveria serve per dire qualcosa di veramente sincero?

La cattiveria non mi appartiene, per dire qualcosa di sincero ci vuole soltanto il cuore.

 

Le è mai capitato di pentirsi di aver scritto qualcosa? Non perché fosse falso, ma perché fosse troppo vero?

No mai pentita.

 

Che rapporto ha con le recensioni negative? La feriscono, la divertono o le fanno venire voglia di scrivere un libro ancora più cattivo?

Le recensioni negative sono state molto rare, provo pietà per chi le scrive in genere malamente.

 

Se dovesse scegliere tra essere amata dai lettori o essere ricordata, quale delle due cose preferirebbe?

Amata e compresa.

 

C’è qualcosa che oggi uno scrittore non può più permettersi di scrivere senza essere immediatamente giudicato? E lei si è mai autocensurata per questo?

No, mi tengo alla larga , scrivo romanzi non faccio politica.

 

Che cosa la infastidisce di più quando qualcuno parla dei suoi libri: essere semplificata, essere etichettata o essere interpretata troppo seriamente?

Quando mi hanno paragonata a Gadda.

 

Se domani mattina si svegliasse e scoprisse di non avere più niente da scrivere, sarebbe una tragedia, una liberazione o semplicemente una giornata finalmente tranquilla?

Nessuna delle tre perché sarei già morta

 

Qual è la domanda che nessun intervistatore le fa mai e che invece vorrebbe sentirsi fare?

Qual è il più bel ricordo della tua vita
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Intervista di Egle Spano’

 

 

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