IL VOLO DI FRANCESCA Carlo Rovelli, Giorgia Marzano, Massimo Tirelli e Francesca Zaninii

IL VOLO DI FRANCESCA, di Carlo Rovelli, Giorgia Marzano, Massimo Tirelli e Francesca Zaninii (Feltrinelli – marzo 2025)

… Sì, c’era stata un’avvisaglia: Francesca, in casa, aveva girato tutti gli specchi.

Il volo di Francesca è un racconto corale che, con il pretesto di narrare ciò che accadde in giovane età a Francesca Zanini, affronta — senza giudizi — il tema della dipendenza e ciò che il mondo chiama “follia”.

Verona, fine anni Settanta. Sono anni di grande fermento sociale e culturale. Quella di Francesca, Carlo, Giorgia e Massimo è una generazione che vuole sperimentare tutto e subito, che si ribella con forza all’imposizione della normalità, fino a metterne in discussione la stessa definizione. Il loro è un racconto concentrato in pochi mesi: quelli in cui Francesca, dopo una delusione amorosa, sembra attraversare senza timore il sottile confine che separa ciò che è ritenuto normale da ciò che non lo è. L’ex fidanzato, gli amici e, infine, Francesca stessa raccontano ciò che la condusse a quel delirio, a quella ricerca di codici segreti dell’universo, attraverso una narrazione poetica ed ermetica.

“Grappoli sfrangiati di parole le sgusciavano dalla mente”… Francesca aveva girato tutti gli specchi di casa perché aveva iniziato a frequentare gruppi femministi e aveva capito che “non voleva essere un’immagine”. In quei giorni, per lei, nulla era più ciò che era. Trovava nuovi significati alle cose, costruiva una realtà sopportabile rispetto a quella fatta di assenze e abbandoni. Da una vita che le stava troppo stretta voleva fuggire, ma nessuno la capiva, né c’era qualcuno in grado di cogliere il senso delle sue parole. Solo dopo la sua fuga da casa tutti iniziarono a temere per la sua incolumità, al punto da ritenere necessario il ricovero nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Borgo Trento.

La verità emerge lentamente, una voce dopo l’altra: il racconto di come Francesca fu strappata a un destino che la voleva internata a vita in un istituto, e di come “piano piano il viaggio finì” grazie alla vicinanza degli amici, con cui iniziò a vivere in una casa a Bosco Chiesanuova. L’ultima testimonianza è proprio la sua. Arresa all’evidenza, Francesca apre il cuore, consapevole che a riscrivere la sua storia è stato “un magico cerchio di protezioni e amori”. Colpisce l’alternarsi dei diversi punti di vista, il progressivo completarsi dei dettagli pagina dopo pagina. Si scopre quanto anche gli amici abbiano sofferto nel tentativo di riportarla alla realtà, da una realtà alterata che — per lei, e solo per lei — aveva un senso. I deliri, le immagini di una Verona invasa dai demoni…

Prima la cocaina, poi i funghetti con psilocibina le avevano aperto l’accesso a nuove intuizioni e sensazioni. Salvarsi dal peggio significava restare presenti e affrontare il dolore. La verità è che si resta disarmati quando non si sa cosa fare. Ma in quel momento — lo spiega bene Giorgia — “bisognava esserci e fare della propria vita una vita utile”.

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