IL SOL DELL’AVVENIRE Pierre Lemaitre

IL SOL DELL’AVVENIRE, di Pierre Lemaitre (Mondadori – settembre 2025)

 

 

Pierre Lemaitre chiude la sua trilogia sulla famiglia Pelletier con Il sol dell’avvenire, un romanzo che non solo conclude le vicende dei protagonisti, ma riflette anche sul senso stesso della narrazione storica e familiare. Dopo Il gran mondo e Il silenzio e la collera, questo terzo volume si presenta come il più maturo e stratificato, dove la tensione narrativa lascia spazio a una riflessione più profonda sul tempo, la memoria e l’identità.

A differenza dei primi due volumi, più dinamici e ricchi di colpi di scena, Il sol dell’avvenire adotta un ritmo più disteso, quasi contemplativo. Lemaitre abbandona gradualmente la struttura da feuilleton per abbracciare una narrazione più intimista, dove gli eventi storici — pur presenti — fanno da sfondo alle vicende interiori dei personaggi. La scelta di focalizzarsi su Jean, François, Hélène Colette e Nina permette all’autore di chiudere i loro archi narrativi con coerenza e sensibilità.

Il romanzo è costruito su una serie di episodi che si intrecciano con il passato, spesso evocato attraverso ricordi, lettere e dialoghi. La casa di Plessis-sur-Marne diventa il fulcro simbolico della saga: luogo di ritorno, di confronto e di resa dei conti.

Il romanzo esplora il modo in cui i personaggi si confrontano con il proprio passato, spesso idealizzato o rimosso. Il viaggio a Beirut, mai realmente compiuto, diventa metafora di un ritorno impossibile.

Jean, François e Hélène incarnano tre forme diverse di fallimento o compromesso. Lemaitre non li giudica, ma li osserva con una lucidità affettuosa, mostrando come il tempo modifichi sogni e ambizioni.

Colette, figlia di Jean, rappresenta il passaggio generazionale. La sua fragilità e il suo desiderio di verità rompono il silenzio che ha avvolto la famiglia, aprendo uno spiraglio verso il futuro.

Lemaitre mantiene il suo stile ironico e tagliente, ma lo modula con maggiore sobrietà. Il linguaggio è preciso, ricco di sfumature emotive, capace di alternare leggerezza e profondità. L’autore gioca con la forma del romanzo storico, contaminandolo con elementi di commedia, dramma e persino noir, ma in questo terzo volume prevale la dimensione esistenziale.

Il sol dell’avvenire non è solo la fine di una saga, ma anche una riflessione sul senso della narrazione. Lemaitre sembra suggerire che ogni storia familiare è, in fondo, una costruzione — fatta di omissioni, interpretazioni e ricordi. L’epilogo non offre risposte definitive, ma invita il lettore a riconsiderare tutto ciò che ha letto alla luce di ciò che resta: le relazioni, le ferite, i legami.

 

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