IL PETALO CREMISI E IL BIANCO Michel Faber

IL PETALO CREMISI E IL BIANCO, di Michel Faber (Einaudi)

Questo libro, per un motivo che non saprei dire, l’ho tenuto in casa, lì pronto da leggere, per più di un anno.

Non è stato per la misura (quasi mille pagine)…, semmai questa ha avuto la sua importanza quando ho deciso di leggerlo.

All’ inizio,…sulle prime pagine…, sembrava davvero che mille fossero veramente troppe per una storia come questa.

Una storia nell’Inghilterra vittoriana che parla del riscatto di una prostituta, giovane e predestinata per familiarità che tramanda il dolore da madre in figlia, che viene salvata (comprata) da un uomo molto ricco che ha deciso di riservare a sé le sue abilità amatorie…in particolare una.

Le storie si intrecciano sui protagonisti che vivono vite estreme pur dalle diverse postazioni sociali; ed il sesso ( forse c’è uno spreco di scurrilità) si incrocia con la morte e la follia.

La follia è soprattutto femminile facendo assumere a tale malattia una funzione sociale di tentativo di rivolta contro gli uomini.

Una storia di donne e di riscatto femminile che si chiude drammaticamente con la morte impastata con la follia.

Una piccola nota…la descrizione della Londra di quegli anni (1870-1875), per drammatiche condizioni igieniche, fa sentire al lettore, per tutta la durata del libro, un particolare prurito e puzza di sterco di cavallo.

Simpatico il dialogo iniziale fra scrittore (solo le prime cento pagine) e lettore.

Il titolo del romanzo.

Non so se l’ha scelto lo scrittore…certo che il lettore attento, ad un certo punto lo capisce.

E siamo ancora nella quota pruriginosa del racconto

Recensione di Alfredo Maglitto

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