IL MARITO IN COLLEGIO, di Giovannino Guareschi (Rizzoli)

C’è il tono lieve della commedia, ma anche un fondo amaro che affiora tra le righe.
Camillo, barbiere onesto e un po’ ruvido, viene gettato nel mondo elegante e assurdo della nobiltà per interesse altrui. Gli insegnano come ci si siede, come si parla, come si mente con garbo. Ma lui resiste: non per ribellione, bensì per fedeltà istintiva a una dignità che non si lascia travestire.
Pubblicato nel 1944, Il marito in collegio è il terzo romanzo di Guareschi, scritto prima che l’autore conquistasse il grande pubblico con il ciclo di Don Camillo. Già in queste pagine, tuttavia, si intuisce la cifra narrativa che lo renderà inconfondibile: l’ironia affilata ma mai cinica, la scrittura chiara e musicale, la malinconia leggera che attraversa anche le situazioni più paradossali.
Con una voce che resta sommessa, Guareschi ci consegna una piccola elegia dell’autenticità: quella che non ha bisogno di titoli né di modi, ma solo del coraggio tranquillo di restare fedeli a se stessi.
Di Karin Zaghi


Commenta per primo