IL MANGIATORE DI PIETRE, di Davide Longo (Einaudi – settembre 2025)

Davide Longo conferma, con la ristampa di Il mangiatore di pietre, la forza di una scrittura che affascina per eleganza e intensità. La sua prosa è essenziale, mai ridondante, eppure capace di evocare paesaggi e atmosfere con una precisione che cattura il lettore. Ogni frase sembra scolpita nella pietra, come i silenzi delle valli piemontesi che fanno da sfondo alla vicenda.
La storia si muove dentro i confini del noir, con tutti gli elementi che il genere comporta: un delitto misterioso, un protagonista segnato dal passato, una comunità chiusa e diffidente, la tensione morale che attraversa ogni gesto. Cesare, ex passeur, detto il Francese, vive isolato con la sua lupa, portando sulle spalle il peso di colpe e memorie. Il ritrovamento di un cadavere riapre ferite mai rimarginate e trascina il lettore in un mondo dove la montagna non è rifugio, ma teatro di sospetti, violenza e silenzi.
Longo costruisce un noir che non si limita alla trama investigativa: la vera indagine è quella sull’animo umano, sulle relazioni spezzate e sulla solitudine. La montagna diventa personaggio vivo, specchio della durezza dei protagonisti e della loro incapacità di sfuggire al passato.
In questo romanzo, l’eleganza della scrittura si intreccia con la crudezza della vicenda, creando un equilibrio raro: il lettore è coinvolto non solo dall’enigma, ma dalla bellezza di una lingua che sa rendere il silenzio più eloquente delle parole. Il mangiatore di pietre è un noir che affascina perché, oltre al mistero, ci consegna la verità ruvida e poetica di un mondo che non concede scampo.
Recensione di Paolo Pizzimenti


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