Il libro dell’estate, di Tove Jansson (Iperborea)

Siamo nell’ultima isola abitata della Finlandia dove vivono la piccola Sofia, sua nonna e il padre di Sofia rimasto vedovo.
Un insieme di scene, ognuna in un capitolo, per raccontare la vita quotidiana fatta di gesti semplici e ripetitivi, all’interno e con sfondo la natura, con i suoi ritmi mutevoli durante l’anno, a scandire il passare del tempo e l’adattamento delle abitudini a seconda delle stagioni.
Sofia si rapporta e confronta con la nonna. Il padre c’è ma è sullo sfondo, assente, non è parte attiva della vita della bimba.
L’interazione tra Sofia e la nonna evidenzia due esistenze in fasi della vita opposte e contrastanti: curiosità, desideri e paure di scoprire il mondo della bimba, e dall’altra parte la nonna che, anziana, predilige guardarsi intorno, ricordare, apprezzare il silenzio, eppure riuscirà in qualche modo a dare spunti alla bimba per aiutarla a crescere e prepararsi al futuro.
Per essere un libro scritto nel 1972 l’ho trovato molto moderno nella scrittura, unica nota, a mio personale parere, è un po’ impalpabile nelle storie dei personaggi, non approfondendo tanti aspetti delle loro vite. È come una fotografia istantanea limitata ad un momento, che lascia scoperti il prima ed il poi, attivando allo stesso tempo nel lettore i ricordi della propria infanzia.
Recensione di Stefania Lofiego


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