Il Libro del Mese: LE FIGLIE DI SHANDONG, di Eve J. Chung (Corbaccio – ottobre 2024)

Lo Shandong è una provincia orientale della Cina ed è in questo luogo, precisamente nel 1948, che inizia la storia di questo romanzo.
Ci troviamo in un paese rurale chiamato Zhucheng, in una casa rurale in cui il pensiero patriarcale regna sovrano. L’autoritarismo maschile pervade gli ambienti, i luoghi, i pensieri, i gesti in ogni ora di ogni giorno. La famiglia Ang crede fortissimamente nella discendenza maschile ma putroppo la sposa non riesce a procreare il figlio maschio tanto desiderato e per questo motivo, soprattutto per questo Hai una delle figlie femmine della famiglia racconta tutto il dolore, le inquietudini, le vessazioni che lei e le sue sorelline sono costrette a subire. Madre e figlie agli occhi della suocera e del suo vile figlio sono esseri inutili, un peso e delle bocche da sfamare senza ragione di essere.
In quegli stessi giorni del 1948 sta per compiersi nel Paese la più grande rivoluzione politica e una guerra civile che porterà la successiva vittoria dei comunisti, annientando i nazionalisti.
Gli Ang percepiscono che qualcosa di grave sta per accadere e lasciano, da contadini, frettolosamente la terra natia nelle mani di quelle donne bistrattate che, con la scusa che dovranno proteggere la casa dall’arrivo degli squadroni rossi, vengono abbandonate al loro destino. Suocera e figlio promettono loro che sarebbero tornati a riprenderle appena le circostanze lo avrebbero permesso.
Quando arrivano le milizie di Mao tutto i beni vengono loro sequestrati e la stessa Hai viene brutalmente aggredita perché in qualche modo deve pagare le colpe di quel padre codardo.
Madre e figlie un giorno prendono una decisione, quella per la vita e cercano di fuggire da quell’inferno.
Inizia da qui una storia che le condurrà, forse, verso una nuova vita.
Ho trovato questo romanzo di una struggente bellezza perché quel viaggio fisico, di movimento da una parte all’altra della Cina, di una madre e delle sue tre figlie ha il sapore del riscatto, dell’esigenza impellente di essere finalmente fautrici del proprio destino, portatrici di un nuovo slancio di liberazione, comprensione, attenzione a ciò che si è, dell’essere finalmente ciò che sono: donne coraggiose che hanno sfidato le intemperie, le malattie, la fatica, la fame, la povertà ma hanno avuto una forza incredibile, nascosta da anni di obbligatori silenzi e teste chine. Pur in un viaggio difficilissimo che le ha private in parte anche della salute, si sono accorte con meraviglioso stupore di poter alzare la testa, di organizzare di progettare strategie di sopravvivenza con quella stessa testa pensante che ragionava pragmaticamente e ogni tappa del viaggio diventava simbolicamente l’acquisizione di tutto ciò, passo dopo passo, un piede scorticato dietro l’altro dal lungo cammino, con le misere cose portate appresso
Prima della rivoluzione erano come incatenate, deprivate, ma proprio a causa o per fortuna di quell’evento, di cui loro non sapevano bene la portata, sono state costrette a scegliere e la guerra civile che successivamente è scoppiata nel Paese ha acceso la miccia dentro di loro. Hai, sua madre e le sue sorelle hanno condotto le loro battaglie per la sopravvivenza e per cercare di raggiungere Taiwan.
Forse era giunta la fine anche per pratiche antiquate, idee antiche e ingiuste. Quel piccolo nucleo famigliare alla ricerca della libertà ha preso forza, si è nutrito del coraggio l’una dell’altra. La giovane Hai osserva la propria madre con tenerezza e ne scruta la sua forza interiore, il non abbattersi di fronte alle difficoltà per raggiungere un obiettivo, stringere i denti, non arrendersi quando tutto sembra ormai crollare.
Una opportunità di fuga che hanno colto ma non barattato per una banale libertà, ma come uno specchio sul quale riflettersi e affermare che sì, era giunto il momento di agire. Libertà come capacità di scegliere, decidere, essere ora responsabili completamente delle proprie azioni, non dettate da altri, ma da esigenze interiori.
Una storia di generazioni unite nel percorso tortuoso della vita, raccontate in modo squisitamente femminile. E femminile è anche la terra che hanno calpestato, chilometri e chilometri percorsi a piedi, gambe svelte e braccia forti, occhi che osservano, menti che progettano.
Tutto questo è stato il cammino epico che hanno affrontato (e che lascio scoprire a voi), una geografia politica e dei sentimenti, un diario di emozioni, mille post it da incollare sulla bacheca dei diritti.
Recensione di Elisabetta Baldini


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