IL GIARDINO DELLE NEBBIE NOTTURNE Tan Twan Eng

IL GIARDINO DELLE NEBBIE NOTTURNE, di Tan Twan Eng (Neri Pozza – giugno 2025)

 

Di questo autore avevo adorato La casa delle porte e , ovviamente, le aspettative per questo nuovo romanzo erano molto alte.

Fortunatamente Tan Twan Eng ha dimostrato nuovamente la sua grandissima abilità di narratore e di profondo conoscitore dell’animo umano.

Una storia privata e infinitamente dolorosa si intreccia con la storia altrettanto terribile di una nazione.

Una donna ormai grande che sta perdendo le sue facoltà cognitive a causa di una malattia degenerativa torna nei luoghi del suo passato e fissa per sempre su carta le memorie di una vita che l’ha vista adolescente in un campo di prigionia dell’esercito di occupazione giapponese e poi giovane giudice alla strenua ricerca di giustizia per la sorella perduta per sempre.

“ Una volta che avrò perduto la facoltà di comunicare con il mondo esterno, mi resterà solo la memoria. I ricordi saranno il banco di sabbia che si staccherà dalla riva sotto la spinta della marea. Col passare del tempo anch’esso saranno sommersi, diventeranno inaccessibili. L’idea mi terrorizza. Perché cosa resta di una persona quando non ha più ricordi? Un fantasma intrappolato fra i mondi, senza identità, senza futuro, senza passato.”

L’incontro della protagonista con il più famoso creatore di giardino giapponese diviene forse il modo per pacificare l’animo e riscoprire l’umanità in quello che si è sempre percepito come nemico.

Quel nemico che da anni, dall’altra sponda della storia, si interroga sul male inutile e senza senso che il suo paese ha commesso contro innocenti.

“Non sapevamo che cosa stava facendo il nostro paese. Non sapevamo nulla dei massacri, dei campi di sterminio, degli esperimenti medici condotti sui prigionieri vivi, delle donne costrette a lavorare nei bordelli per soldato. Quando tornai in patria, dopo la guerra, venni a sapere tutto quanto potevo scoprire su ciò che era stato commesso. Fu allora che nacque il mio interesse per i crimini del mio paese. Volevo spezzare il silenzio che ha soffocato ogni famiglia della mia generazione.”

Recensione di Annachiara Falchetti

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