IL FUOCO DI VENEZIA Giovanni Montanaro

IL FUOCO DI VENEZIA, di Giovanni Montanaro (Feltrinelli – febbraio 2026)

 

 

Recensione 1

È la fine degli anni sessanta, ed Elena Spina Torcellan gestisce da sola con grande determinazione e coraggio la Fornace dell’Est, nell’isola di Murano. A suo fianco c’è Tiziano Zen, un giovane maestro vetraio, tanto geniale quanto spigoloso; i due appartengono a mondi diversi ed Elena soprattutto è sposata e ha un figlio; tra i due tuttavia nascerà un sentimento che li accompagnerà per tutta la vita tra alti e bassi di pari passo con i grandi cambiamenti storici, sociali e culturali del mondo e sempre con un punto fisso a unirli, la Fornace Est

Giovanni Montanaro realizza un romanzo che ha molto di storico e molto della saga familiare, mostrandoci la Storia dal punto di vista della piccola grande realtà di una fornace per il vetro di Murano. Amori, tradimenti, tensioni e i tanti cambiamenti del mondo si mescolano grazie a una prosa tanto semplice e sintetica quanto efficace e coinvolgente; si aggiunga a questo la bellezza dei vari personaggi presenti i cui caratteri emergono poco per volta, pagina dopo pagina, regalando aspettative, illusioni e sorprese, in un’opera tanto profonda dove niente è scontato e che ci mostra la complessità del mondo nella piccola realtà della gente comune.

Recensione di Enrico Spinelli

 

Recensione 2

Venezia con la sua laguna trasparente e ammaliatrice, cangiante come il celebre vetro di Murano che nasce dal fuoco. Ed è proprio il fuoco il filo conduttore di questo romanzo: quello che plasma il vetro e quello che accende e alimenta l’amore.

Il fuoco di Venezia racconta una storia che attraversa cinquant’anni, quella di Elena, ricca proprietaria di una fornace a Murano, e Tiziano, giovane e talentuoso maestro vetraio. Elena è una donna forte, determinata e caparbia, pronta a conquistarsi il proprio spazio in un mondo dominato dagli uomini. Tiziano è orgoglioso, appassionato del suo lavoro e profondamente legato alla tradizione dell’arte vetraria.

Il loro amore nasce e cresce «come quelle piogge estive che uno se le aspetta brevi, e invece vanno aumentando di intensità». È un sentimento destinato a scontrarsi con molti ostacoli: la differenza di età, le diverse estrazioni sociali e un matrimonio che imprigiona Elena in un’epoca in cui il divorzio è ancora un traguardo lontano.

Eppure, ciò che continua a unirli è la passione per il vetro, elemento che diventa la vera anima del romanzo. Come scrive Montanaro: «Il vetro racconta meglio di tutto che cos’è […] (Venezia), la forza e insieme la delicatezza, la potenza e la grazia, il miracolo e la forma, il fuoco e l’aria, e l’acqua».

Ho apprezzato il modo in cui l’autore intreccia la vicenda sentimentale con la storia di Murano e dell’antica arte del vetro. Venezia non è soltanto lo sfondo della narrazione, ma una presenza viva, che respira insieme ai personaggi e ne riflette le passioni, le fragilità e la forza. Un romanzo delicato e intenso, che rende omaggio a una città unica e alla sua tradizione più preziosa.

Recensione di Debora Mento

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