IL DETECTIVE KINDAICHI Seishi Yokomizo

IL DETECTIVE KINDAICHI, di Seishi Yokomizo (Sellerio)

Non avevo ancora mai letto un giallo scritto da un autore giapponese per cui, considerata la mia difficoltà nell’approcciarmi a scrittori del paese del sol levante, ero un po’ perplessa ed un filino preoccupata da cimentarmi con la lettura di questo piccolo libro edito da Sellerio e scritto, nel 1946, da Seishi Yokomiko, un ex farmacista pentito, nato a Kobe nel 1902, che ad un certo punto della sua vita ha deciso di dedicarsi alla scrittura di libri gialli, ispirandosi ai classici occidentali, con particolare riferimento ai “delitti della camera chiusa”; da qualcuno è stato così definito il Dickson Carr giapponese, da altri il Simenon d’Oriente ma le sue produzioni sono caratterizzate da un certo sapore esotico, perché pur assomigliando alla tipica giallistica occidentale l’ambientazione orientale ha il suo peso sia nella trama che nel modo di scrivere.

Questo giallo, Il detective Kindaichi, fa parte di una lunga serie, costituita da oltre venti romanzi, anche se in Italia ne sono stati tradotti e pubblicati pochi volumi; è in questo libro che compare per la prima volta il detective Kosuke Kindaichi, ancora giovane ventenne dai capelli riccioluti e tutti arruffati, un po’ trasandato nel vestire e leggermente balbuziente, ma che è un attento osservatore che emana un certo fascino. Il narratore è lo stesso autore che racconta di essere venuto a conoscenza, durante un soggiorno in un remoto paesino di montagna, di una storia che suscita la sua curiosità perché gli abitanti della zona non perdono l’occasione di raccontare la loro versione del caso definito del koto stregato- il koto è uno strumento musicale giapponese simile alla cetra-; in questo paese, in una notte d’inverno in cui la neve è caduta a ricoprire tutto, nella tenuta della ricca e potente famiglia Ichiyanagi, il primogenito Kenzo convolato a nozze con l’amata Kubo Katsuko, dopo che è risuonata nell’aria la musica del koto seguita da un grido angosciato, viene ritrovato cadavere assieme alla sua giovane sposa, entrambi uccisi con una spada giapponese.

Tuttavia nessuna impronta viene ritrovata nella neve fuori della loro casa, che risulta anche chiusa dall’interno; per risolvere il mistero di queste morti lo zio della sposa uccisa chiama il giovane detective Kindaichi, che si affianca alla polizia locale per dirimere l’enigma, complicato dalla presenza in quella zona di un uomo sconosciuto e misterioso con il volto sfigurato e solo tre dita in una mano e da una libreria piena di gialli classici all’interno della villa. Ci sono quindi tutti gli elementi che caratterizzano i gialli occidentali ma il tutto è permeato da un’atmosfera misteriosa con spunti soprannaturali ed il racconto è pieno di una ironia che affascina il lettore. Piccola perla finale per gli appassionati del genere: il detective Kosube compare anche in un manga di una serie che narra le avventure investigative di un suo nipote, che segue le orme del nonno indagando su casi misteriosi e strani.

Recensione di Ale Fortebraccio

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