IL CIELO DEGLI INVISIBILI, di François Morlupi (Feltrinelli – marzo 2026)

Con Il cielo degli invisibili, François Morlupi apre un nuovo capitolo del suo universo narrativo, pur mantenendo quel filo sottile che lo lega ai romanzi ambientati nel Commissariato di Monteverde. Chi ha amato il gruppo dei “Cinque di Monteverde” e il mitico Biagio Maria Ansaldiritroverà qui lo stesso sguardo affettuoso verso l’umanità imperfetta, fragile e sorprendente che popola le sue storie.
Se nei romanzi precedenti Morlupi ci guidava tra le dinamiche del commissariato e le indagini corali dei suoi protagonisti, in questo nuovo lavoro sceglie un punto di vista diverso, più laterale, più intimo. Il cuore del romanzo è infatti Otello De Bartolo, un sessantenne “paninaro atipico”: uomo semplice solo in apparenza, lettore appassionato di classici al punto da battezzare ogni suo panino con il titolo di un grande romanzo. Ma ciò che lo distingue davvero non è l’erudizione: è la sua umanità disarmante, la capacità di vedere gli altri, soprattutto gli invisibili, quelli che la città inghiotte senza accorgersene.
Accanto a lui si muove il maresciallo Manlio Buzzini, figura risoluta ma profondamente umana, amante dell’arte e dotato di una sensibilità che lo rende complementare a De Bartolo. Insieme formano una coppia insolita, eterogenea, ma proprio per questo efficace e credibile.
Sul palcoscenico c’è Roma: una Roma caotica, nervosa, sudata, a tratti violenta e spesso indifferente. Una città che può ferire, ma che continua a esercitare un fascino magnetico. Morlupi la racconta con sincerità, senza edulcorarla, ma anche senza mai negarle la sua anima.
L’indagine prende avvio da un omicidio al Policlinico Gemelli, un caso che sembra isolato ma che presto si intreccia con la morte di diversi clochard. Il giallo è costruito con ritmo e intelligenza, ma ciò che colpisce davvero è il modo in cui Morlupi usa la trama investigativa per parlare d’altro: dell’umanità negata, della solitudine urbana, della necessità di riconoscere l’altro, di aiutarsi, di includere.
Il piccolo gruppo che si forma attorno a De Bartolo e Buzzini è un mosaico di diversità, un’alleanza improbabile che però funziona proprio perché composta da persone capaci di ascoltare e di guardare oltre le apparenze. In una città che spesso non vede, loro vedono.
E poi, nelle ultime pagine, Morlupi regala un sorriso ai suoi lettori più fedeli: una breve, inattesa apparizione del nostro amato Biagio Maria Ansaldi. Un cameo che profuma di promessa, quasi un preludio a una futura collaborazione tra Carabinieri e Polizia, un ponte narrativo che potrebbe aprire scenari affascinanti nei prossimi romanzi.
Recensione di Paolo Pizzimenti


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