I MORTI HANNO SEMPRE RAGIONE Raul Montanari

I MORTI HANNO SEMPRE RAGIONE, di Raul Montanari (Baldini+Castoldi – aprile 2026)

I morti hanno sempre ragione è uno di quei romanzi che confermano, senza bisogno di proclami, la statura di Raul Montanari come narratore di razza. La sua scrittura, come sempre, è diretta, pulita, precisa, ma allo stesso tempo attraversata da una creatività che sorprende: frasi che sembrano semplici e invece aprono varchi, dialoghi che scorrono come acqua limpida ma lasciano un sedimento profondo.

Montanari ci ha abituati, nel corso degli anni, a una narrativa che non teme di cambiare pelle: ogni romanzo è un territorio nuovo, un esperimento, un rischio calcolato. Anche qui ritroviamo questa sua capacità di non essere mai omogeneo a se stesso, di spiazzare il lettore con scelte stilistiche e psicologiche che non seguono formule, ma la verità dei personaggi.

In questo libro ci porta dentro l’animo umano, senza filtri. Ci mette davanti ai nostri fantasmi, alle paure che fingiamo di non vedere, ai pregiudizi che ci portiamo dietro come cicatrici. E soprattutto ci mostra come il male, spesso, non arrivi da lontano: nasce vicino, nelle persone che amiamo, nei legami che dovrebbero proteggerci e invece ci spingono verso abissi inattesi.

Il romanzo è una giostra di personaggi, alcuni luminosi, altri oscuri, tutti credibili. Lo scenario è duplice:

le montagne bergamasche, con la loro bellezza severa e un condominio di un piccolo paese di montagna, dove i genitori del protagonista, Andrea, avevano scelto di trascorrere gli ultimi anni della loro vita.

È proprio lì che si annida il cuore del mistero: una famiglia che custodisce segreti chiusi ermeticamente, soprattutto il padre, Guglielmo, figura complessa, ambigua, che alla fine rivela un volto che Andrea non avrebbe mai immaginato. Montanari è magistrale nel mostrare come la verità, quando emerge, non libera: ferisce, scompone, costringe a guardarsi allo specchio. Un corallaio di condomini che apparentemente cercano di andare d’accordo, ma che in fondo, si detestano.

Il romanzo tocca anche il tema dell’omosessualità, trattandolo con delicatezza e profondità, senza moralismi né scorciatoie. È un elemento che non serve a creare scandalo, ma a illuminare le zone d’ombra dei rapporti familiari, delle identità negate, delle vite vissute a metà.

Il risultato è un noir psicologico che non si limita a raccontare un’indagine, ma scava nelle radici del dolore, della colpa, dell’eredità emotiva che ci portiamo dietro. Montanari costruisce una tensione che non nasce dall’azione, ma dalla verità che avanza, lenta e inesorabile, fino a travolgere tutto.

I morti hanno sempre ragione è un romanzo che resta addosso: per la scrittura impeccabile, per la complessità dei personaggi, per quella sensazione sottile che, una volta chiuso il libro, non siamo più esattamente gli stessi.

Recensione di Paolo Pizzimenti

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