I cosiddetti Treni dei bambini o Treni dell’accoglienza nel periodo dell’immediato dopoguerra 1945 1948: un fenomeno…

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I cosiddetti Treni dei bambini o Treni dell’accoglienza nel periodo dell’immediato dopoguerra 1945 1948: un fenomeno sottaciuto fino a quando alcuni autori hanno deciso di prenderlo in considerazione con dei libri veramente interessanti

IL TRENO DEI BAMBINI, di Viola Ardone

Si tratta di un libro storico, storia contemporanea. Siamo nel 1946, alla fine della seconda guerra mondiale. Voce narrante è Amerigo, un bimbo di circa otto anni, che si trova come migliaia di altri bambini del Sud a lasciare il suo vicolo, la sua mamma Antonietta (il padre non l’ ha mai conosciuto) e a salire su uno dei treni che attraverso l’ intera penisola li porterà a trascorrere un anno in una famiglia del Nord, nel suo caso a Modena, in Emilia Romagna. Per sua madre separarsi da lui è difficile, ma lo fa per il suo bene, per fargli trovare un pasto caldo ogni giorno.

IL TRENO DEI BAMBINI Viola Ardone
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A Modena dopo un iniziale smarrimento il protagonista pian piano riesce a entrare nei cuori di questa grande famiglia che l’ha accolto. Abituato a non avere nulla è stupito di tutto ciò che gli viene dato, anche delle piccolezze come una biglia. ” Non sono abituato a star contento”. Grazie al” papà del Nord” conoscerà la bellezza della musica e scoprirà di avere un talento per la musica stessa. Sarà proprio questo al suo ritorno a Napoli a segnare il…leggi tutta la recensione 

I TRENI DELLA FELICITÀ, di Giovanni Rinaldi (EDIESSE) 

“Nelle stazioni, ad aspettarli, spesso c’erano le bande musicali, organizzate dai tranvieri come dai ferrovieri, i sindaci con le intere Giunte comunali, oltre ai comitati di accoglienza che provvedevano alla collocazione dei bambini presso le famiglie che si erano offerte di ospitarli.”

Questo non è un romanzo ma è ugualmente una bella storia o meglio, tante belle storie messe insieme da persone che con la loro tenacia hanno saputo ricostruire e riallacciare relazioni che sembravano perdute nel tempo. Perché il lavoro di Giovanni Rinaldi, storico free lance e il cineasta Alessandro Piva è stato proprio questo: con la loro ricerca, documentata nel libro uscito nel 2009 e nel filmato che ne è scaturito, è stato ripercorso un tragitto compiuto cinquant’anni dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale in Italia, un percorso tracciato dai molti bambini provenienti dalle…leggi tutta la recensione

GLI OCCHI PIÙ AZZURRI – le storie vere dei “treni dei bambini, di Simona Cappiello

Ho letto questo libro, stupendomi pagina dopo pagina della totale cancellazione dai libri di storia di quanto ivi narrato: dal 1946 al 1952, 70.000 bambini del Centrosud Italia partirono dalle loro case, delle loro precarie condizioni di vita postbellica (malattie, analfabetismo, fame…), per andare a trascorrere lunghi periodi (invernali) presso generose famiglie del centro nord (soprattutto Emiliane).

Di questi bambini, 10.000 erano di Napoli.

Il libro, attraverso testimonianze, racconti e documenti ricostruisce la creazione del Comitato per la salvezza dei bambini di Napoli, coordinato dal PCI e racconta dei primi “Treni dei bambini” partiti dal Cassinate in cui imperversava la malaria, e dal napoletano in cui…leggi tutta la recensione

I treni dell’accoglienza. Infanzia, povertà e solidarietà nell’Italia del dopoguerra 1945-1948, di Bruno Maida

“Tra il 1945 e il 1948 l’Unione donne italiane e il Partito comunista organizzano un trasferimento di massa di decine di migliaia di bambini provenienti da famiglie povere di diverse parti d’Italia, prima da Milano e Torino, poi in gran parte dal Mezzogiorno, portandoli in zone dove le condizioni di vita sono relativamente migliori. L’Emilia-Romagna è l’area che ne accoglie il maggior numero, ma è coinvolta buona parte delle regioni italiane. L’operazione è pensata per consentire all’infanzia povera di affrontare i mesi invernali, i più difficili per le condizioni alimentari e climatiche. Spesso però i bambini si fermano per periodi più lunghi, a volte tornano negli anni successivi e alcuni decidono di restare con le famiglie che li hanno accolti. Questi treni, chiamati «treni della felicità», sono il simbolo di una complessa operazione di assistenza all’infanzia nella quale, nei primi anni del dopoguerra, è impegnato un gran numero di organizzazioni nazionali e internazionali, partiti, sindacati, enti pubblici e privati, laici e…leggi tutta la presentazione su Einaudi.it

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1 Commento

  1. I bambini segnano i momenti terribili della storia, oggi come allora. Abbiamo visto le immagini sconvolgenti dei bambini afgani dati nelle mani dei soldati americani per essere salvati. Nel dopoguerra italiano tanti bambini del Sud partirono per luoghi più sicuri, dove avrebbero scampato la fame e l’abbandono: alcuni di loro sarebbero rimasti nelle case che li avevano accolti. Oggi tutto questo ci appare quasi irreale, eppure era anche questa l’Italia di 70 anni fa.

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