GLI INTRAMONTABILI: PERSEPOLIS Marjane Satrapi

GLI INTRAMONTABILI: PERSEPOLIS, di Marjane Satrapi (Rizzoli Lizard)

Ho letto Persepolis al rientro da un viaggio in Iran, e credo che questo abbia inciso molto sul modo in cui l’ho accolto. Avevo ancora negli occhi le strade, i volti, la gentilezza, la bellezza e le contraddizioni di un Paese che sfugge a ogni semplificazione. La Satrapi, con pochi tratti in bianco e nero, mi ha aiutata a dare forma a molte impressioni rimaste sospese.

Persepolis racconta l’infanzia e l’adolescenza di Marjane durante la rivoluzione islamica, la guerra, l’esilio e il ritorno. La grande Storia entra nella vita quotidiana: nelle conversazioni familiari, nei vestiti, nei divieti, nella paura, nella musica ascoltata di nascosto, nei piccoli gesti di libertà. Ed è proprio lì che l’opera diventa potentissima, perché mostra come un regime agisca sui corpi, sulle parole, sui desideri, perfino sul modo di abitare una casa.

Il fumetto, in questo caso, è una forma essenziale e precisissima. A chi non legge fumetti lo consiglierei senza esitazione: la Satrapi dimostra che l’immagine può essere analisi, memoria, testimonianza. Il suo tratto semplice solo in apparenza concentra il dolore, l’ironia, la ribellione e la tenerezza senza appesantire mai il racconto.

 

Mi ha colpita soprattutto la voce di Marjane: intelligente, inquieta, orgogliosa, a tratti spavalda, sempre viva. Attorno a lei c’è una famiglia che trasmette coscienza politica, dignità e amore per la libertà.

Dopo essere stata in Iran, ho sentito Persepolis come una lettura necessaria per comprendere meglio ciò che avevo visto e ciò che, da viaggiatrice, potevo soltanto intuire.

 

L’inattesa e prematura morte di Marjane Satrapi rende oggi questa opera ancora più preziosa. Rimane una testimonianza limpida, feroce quando occorre, commovente senza sentimentalismi. E resta anche un invito a guardare l’Iran oltre le immagini più comode, oltre la cronaca, oltre le nostre distanze.

 

Recensione di Karin Zaghi

 

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