GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICE? Philip K. Dick e il Genere Fantascienza

NON PRENDIAMOLI SOTTOGAMBA

GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICE? di Philip K. Dick e il Genere Fantascienza

Vai al Genere Comico 

“Certo che era pazzo, come una civetta. Ma era anche molto più di questo, aveva una personalità ricca e complessa. La pazzia costituisce solo una sfaccettatura di quest’uomo incredibilmente complesso, brillante, autenticamente mistico, assolutamente umano”

Se si parla di fantascienza si deve parlare di questo grande, immenso, profetico, geniale, visionario scrittore.

Un uomo che ha passato la vita a cercare qualcosa, qualcuno, la verità, l’assoluzione per essere sopravvissuto alla sorella gemella…Dio.

E’ stato probabilmente l’uomo che si è chiesto più intensamente, follemente e in modo così convincente di altri: “What if?” “E se?”

E se gli androidi sognassero pecore elettriche? E se gli androidi pensassero come gli esseri umani?

E se gli androidi sognassero, sperassero in un futuro migliore, una vita migliore, fatta di inclusione, accettazione, rispetto, integrazione?

Queste sono le domande che ci si pone leggendo questo libro di Dick.

Gli androidi creati dall’uomo a sua immagine e somiglianza, creati con il solo scopo di servirlo, ad un certo punto si ribellano. Ma non vogliono sopraffare l’uomo, e come possono…a lui devono la vita.

Semplicemente non vogliono più essere trattati da inferiori e non vogliono più vivere rilegati su Marte.

E quindi tornano sulla Terra, Terra che l’uomo ha praticamente distrutto con una guerra atomica: la natura è stata disintegrata, quasi nulla è sopravvissuto, tutto viene ricoperto inesorabilmente da un pulviscolo radioattivo che piano piano spegnerà qualsiasi forma vivente.

Se su Marte vivevano rilegati, sulla Terra vivono braccati, inseguiti, perseguitati. Devono nascondersi, confondersi, per non venire uccisi.

Che vita può mai essere questa? La sola “colpa” che hanno è quella di essere altro dagli umani, e quindi?

Chi è l’uomo per decidere chi ha il diritto di vivere e chi no?

Si dice nel libro che gli androidi non possono provare empatia, non sanno quindi cosa sia la caritas, quella professata da San Paolo, la più importante delle tre virtù teologali.

“Ama il prossimo tuo come te stesso”, la capacità di mettersi al posto dell’altro di desiderare il suo bene, di soffrire con lui e se necessario per lui.

E l’essere umano ce l’ha?

In un mondo dove le differenze tra androidi e umani si assottigliano sempre di più, può succedere che un androide si umanizzi e un uomo si disumanizzi sempre più?

Tante, tantissime domande, d’altronde il titolo stesso è una domanda.

E se Dick chiedesse aiuto a noi lettori per trovare la risposta? E se la risposta in realtà non ci fosse?

Il libro si chiude senza un finale ad effetto, si chiude come il più normale e umano giorno di lavoro di una persona che torna a casa, stanca, con il desiderio solo di riposare.

Quello che sconvolge e fa riflettere avviene prima.

Resta un senso di incompiutezza. Chiudo il libro e non ho le risposte che ho cercato e che continuerò a cercare, forse perché il senso della vita, ciò che è lecito fare e cosa no, non si può concludere con l’ultima pagina di un libro.

Dick è andato oltre gli stereotipi del genere? Alieni, viaggi interstellari, robot, astronavi?

Beh, fate un po’ voi…

 

Di Cristina Costa

 

GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELTTRICHE? Philip K. Dick

MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? Philip K. Dick

 

 

Commenta per primo

Commenti

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.