FONTAMARA Ignazio Silone

Einaudi
FONTAMARA Ignazio Silone Recensioni Libri e News UnLibro

FONTAMARA, di Ignazio Silone

Recensione 1

 

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Da due giorni ho finito di rileggere Fontamara di Ignazio Silone. La prima volta è stato ai tempi della scuola e non ricordo che idea me ne feci. Dovevo leggerlo per forza, durante le vacanze estive e immagino di non averlo fatto a cuor leggero, né con attenzione.

Ora che l’ho letto di nuovo è come se fosse stata la prima volta. E’ un libro che non può passare di moda, perché i tempi proposti, in fin dei conti hanno sempre avuto un loro posto nella storia. Con un genere di scrittura scorrevole e trascinante, Silone dipinge la sua terra d’origine, l’Abruzzo e fa raccontare a una famiglia di “cafoni” le vicende di quella terra posta nella valle e nelle colline del Fucino.

E questo è originale, cioè far raccontare ai contadini, padre, madre e figlio, i sentimenti dei “cafoni” fontamaresi, le umiliazioni, i rapporti con il potere, l’ingenuità e l’ignoranza che permette ai ricchi di prevalere e di prendersi gioco di loro che non capiscono la lingua dei cittadini, di deriderli e di sfruttarli. La figura carismatica di Berardo Viola compare fino dai primi capitoli, un personaggio coraggioso e forte che infine fa da capro espiatorio, l’unico, oggetto delle trasformazioni che la vita impone.

Un altro personaggio che emerge, seppure quasi come un alito di vento, è Elvira, la ragazza che Berardo ama e che vuole sposare; una persona garbata, dai toni moderati, giusta e religiosa che, come Berardo, affronterà un triste destino.

Ogni pagina rende l’idea della fatica quotidiana della gente più povera e umile e della inutile lotta contro i soprusi che provengono dall’alto. L’avvento del fascismo porta alla catastrofe dei contadini “cafoni” la cui vita è uno spaccato dell’Italia fascista. Un’epoca che non c’è più, ma che è ancora viva dentro di noi grazie alle storie tramandate dai nostri vecchi che ci fanno capire ancora meglio il momento storico descritto in “Fontamara”.

Una lettura che consiglio vivamente.

Recensione di Adriana Bottacci

 

Recensione 2

Ignazio Silone con un linguaggio semplice e argutamente ironico, racconta in questo romanzo la vita degli ultimi durante il fascismo.

Fontamara è il nome di un piccolo borgo dell’Italia Meridionale (che non esiste nella realtà, ma che può essere stato uno dei tanti nostri paesini) che spiega, già da solo, l’amara vita dei suoi abitanti.

 

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Nati CAFONI e rassegnati a ‘sopravvivere’ ai margini, rompendosi la schiena nel piccolo pezzo di terra fittato o raramente di proprietà. Terra che spesso non restituisce nemmeno ciò che in essa viene seminato e il cui scarso prodotto è già destinato a pagare fitto e tasse che il governo di Roma esige e che mai è sufficiente a farlo.

Questi, tra i cafoni, sono i più fortunati. Infatti, ne esistono senza terra, come Berardo Viola, figlio e nipote di brigante, libero per indole e quasi piegato al potere per amore.

A Fontamara si assiste alla non giustizia, alla rassegnazione e ai soprusi dei più forti sui più deboli. I potenti raggirano i cafoni, con l’uso sapiente della parola che puntualmente li penalizza e li mortifica.

 

 

I cafoni non devono pensare, non devono opporsi, non devono più vivere se non per essere braccia e gambe che producono.

Fontamara deve morire… Fontamara deve patire… Fontamara senza ruscello, senza Berardo, senza futuro, quel futuro andato via con 3/4 dell’acqua all’Impresario.

Ecco, Fontamara mi lascia l’amaro in bocca dell’impotenza!

Recensione di Marinella Santopietro

 

 

 

 

Recensione 3

Non so perché ma ho sempre pensato che Fontamara fosse il nome di una ragazza, nome insolito si, ma di ragazza. Che cantonata terribile. Fontamara è un paese e la fonte che questo alimenta. E’ la vita dei contadini che lo abitano, dei soprusi che sono costretti a subire, delle ribellioni di fronte alla logica del più astuto e più forte. Fontamara è il povero ma giusto, che trova la forza di ribellarsi. E’ la terra, così come il mare lo è per i Malavoglia.
Un libro denuncia di una condizione difficile e pesante a cui i “cafoni” di paese sono assoggettati. E le riflessioni politiche si fanno avanti da sole. Dai primi del ‘900 ad ora non è cambiato poi molto. “Ogni governo è formato da ladri”.

Recensione di Luciana Galluccio

 

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