FAI SBOCCIARE UN FIORE NELLA NOTTE, di Raffaele Cortellessa (Curcio)

Il popolo della notte è costituito da tutte quelle persone ai margini della società che vivono quasi da invisibili fantasmi accanto alle nostre vite frenetiche. Sono quelli a cui affidiamo nomi che vanno dal poetico, come clochard, a quelli meno dignitosi come barboni, senzatetto, nullafacenti, sfaccendati.
Spesso li incrociamo nelle stazioni dei treni, agli angoli delle strade, nelle discariche.
Eppure prima di finire sulla strada, di vivere di espedienti e all’agghiaccio, erano persone uguali a noi, con una vita operosa e dei sogni da realizzare.
Cosa è stato dei loro sogni e come sono finiti nel baratro è qualcosa che non ci chiediamo mai e mai ci sogneremmo di avvicinarli e farci raccontare la loro storia.
Raffaele Cortellessa invece, sensibile, curioso, difensore della vita in generale, l’ha fatto e alle loro storie si è ispirato per scrivere questo romanzo.
Charles Doulen è il protagonista del romanzo, una persona che ha deciso di rompere con la sua vita precedente in seguito ad un senso di colpa per aver fatto un grave errore. Da allora il suo legame e rimpianto con la sua vita precedente rimane un ritratto di una bambina che custodisce gelosamente, insieme ai suoi ricordi e ai suoi incubi ricorrenti.
Quando viene aggredito di notte da due delinquenti che lo riducono in fin di vita, Charles apre il suo cuore all’avvocato, un altro abitante della notte come lui, il quale decide di aiutare l’amico a realizzare il suo ultimo desiderio.
Non sarà impresa facile per uno come lui che fa fatica ormai anche a camminare, ma dove non camminano più le gambe, il cuore può galoppare.
Una luce in fondo al tunnel che può rischiarare una vita intera.
Un piccolo romanzo ma molto intenso, in cui i temi come l’emarginazione, la stigmatizzazione, il senso di colpa, il gioco d’azzardo e il perdono scrivono un grande testo empatico. Un viaggio retrospettivo che tutti dovremmo compiere con le nostre coscienze.
Recensione di Evelina Loffredi


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