E TI CHIAMERANNO STREGA Katia Tenti

E TI CHIAMERANNO STREGA, di Katia Tenti (Neri Pozza – settembre 2024)

 

 

Recensione 1

In questo romanzo i fatti narrati prendono spunto da fatti realmente accaduti, ma i nomi e le vicende sono stati liberamente interpretati dalla scrittrice.

Il romanzo si alterna tra i giorni nostri e il passato.

Barbara Vallerin vive con la madre e la sorella ai margini di un villaggio ai piedi di un maestoso castello, il castello di Fiè allo Sciliar.

Cresce a contatto con la natura, la madre le insegna a conoscere le piante, i funghetti per riuscire a curare i suoi bisogni. Dopo la morte della madre, Barbara prende il suo posto, viene chiamata Unholdin- la donna spettinata e Steinerin- la donna dei sassi, come veniva chiamata sua madre, aiuta le persone e si prende cura della sorella.

Segue gli insegnamenti della madre, e tutto quello che fa lo fa nei giorni comandati. Lei ascolta, annusa, osserva i corpi, per la gente è magia perché non conoscono il potere della terra e delle piante. Lei si definisce erbaia e levatrice è ingrato di preparare tisane e unguenti.

Ma il male arriva nel villaggio dove vive. Iniziano a chiamarla Strega, e tutte le donne che conosce vengono chiamate così e vengono portate nel castello di Fiè.

Tra le mura imponenti si svolgerà uno dei processi più drammatici del Cinquecento, un crimine che porterà trenta donne innocenti sul rogo.

Le streghe dello Sciliar, così nominate, sono state incarcerate in minuscole celle, chiamate amanti del demonio, torturate per arrivare a confessioni false pur di far finire il supplizio.

Cinquecento anni dopo, Arianna Miele, un antropologa forense, vince un concorso come curatrice di una mostra sulle streghe dello Sciliar. Viene assunta da Magnus Moser per la mostra che servirà ad esaltare la magnanimità del suo avo il capitano Franziskus von Stauber e ad ottenere finanziamenti.

Quando inizia a sistemare tutti i documenti a sua disposizione c’è qualcosa che manca, qualcosa che stona.

Il capitano Franziskus von Stauber non era così magnanimo, si è macchiato di comportamenti criminali in combutta con il clero.

Anche questa volta le superstizioni e l’ignoranza dell’epoca, la scelta di procreare o no e l’emarginazione della donna, il potere che aveva l’uomo, ci danno da pensare.

Lo consiglio.

Recensione di Giampa Ale Milia

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Recensione 2

Con questo romanzo, l’autrice ci accompagna in un viaggio tra storia e attualità. Infatti, i piani temporali su cui è costruita la vicenda sono due, così i punti di vista: da una parte, facciamo la conoscenza di Barbara Vellerin, figura ispirata ad una donna realmente vissuta agli inizi del ‘500, accusata di stregoneria, processata e condannata proprio nel luogo dove è ambientato il libro, Castel Presule a Fiè allo Sciliar, allora sede del Malefizgericht, il tribunale; dall’altra, ascoltiamo la voce di Arianna Miele, giovane antropologa chiamata a curare la mostra sulle streghe dello Sciliar, mostra che verrà allestita proprio nel castello e che la vedrà impegnata nello studio di un ricchissimo archivio documentario, la cui rilettura le permetterà di riportare alla luce una scomoda verità, troppo a lungo nascosta…

Ma da cosa nacque in passato la “caccia alle streghe”? Sebbene sollecitata dalle autorità, essa non partiva dall’alto, ma dal basso: malelingue, sospetti e accuse che, di bocca in bocca, diventavano processi civili e condanne. E chi erano realmente le donne che, nel Medioevo e nell’età moderna, vennero accusate di stregoneria? Si trattava perlopiù di levatrici, erboriste, curatrici stimate e cercate persino dai potenti, donne libere, vedove indipendenti, capaci di vivere fuori dagli schemi, che, a causa della propria sapienza e autonomia, diventavano pericolose in un mondo che temeva ciò che non poteva controllare.

E oggi? Ovviamente, ai giorni nostri, non esiste più la piazza con la pira, ma in molti Paesi – dall’Africa, all’Iran, all’Afghanistan – la “caccia alle streghe” è purtroppo ancora realtà. A rifletterci bene – e nel romanzo di Katia Tenti lo si coglie molto chiaramente – il legame con l’attualità, perfino nell’evoluto mondo occidentale in cui viviamo, è molto forte: pensiamo per esempio alle vittime di violenza che vengono colpevolizzate, o, come accade alla giovane antropologa protagonista del romanzo, ai percorsi di interruzione di gravidanza resi difficili e giudicanti. E, allora, ecco che l’interrogativo che un libro come “E ti chiameranno strega” dovrebbe far sorgere in ciascuno di noi – così almeno è stato per me – è “quante “cacce alle streghe” viviamo ancora oggi senza riconoscerle?

Lettura consigliata… all’autrice un ringraziamento per aver rievocato una vicenda storica del passato offrendoci anche interessanti spunti di riflessione per il presente.

 

Recensione di Valentina Ferrari

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