È giunto il momento di andare in pensione: IL CERCHIO DEI GIORNI, di Ken Follett (Mondadori – settembre 2025)

Si sa, ad una certa età è giusto andare in pensione. In alcuni casi è veramente preferibile. In questo caso devo dire – anche se scontenterò i lettori appassionati – che era veramente giunta l’ora che Follett si ritirasse… o almeno si dedicasse ad opere meno ambiziose.
Come sarà noto ai più, Follett nasce come scrittore di libri thriller e di spionaggio (indimenticabile il suo esordio con il meraviglioso La cruna dell’ago) e solo in seguito ci ha regalato bellissimi romanzi storici, come la saga di Kingsbridge, aperto da quel classico che è I pilastri della terra.
A fianco di tale serie, ha pubblicato una trilogia ambientata nel ventesimo secolo, che a me è risultata ostica da leggere, ma a cui riconosco un valore apprezzabile.
Quest’anno ha deciso di viaggiare nel tempo e tornare alla Preistoria, narrando la costruzione di Stonehege, ma il romanzo appare didascalico ed estremamente noioso e prevedibile.
Nella Grande Pianura convivono tre popoli diversi per usanze ed abilità: gli abitanti del bosco, che si cibano di nocciole, frutti dei boschi e caccia, i coltivatori, che seminano i campi e li irrigano manualmente, i pastori, che si occupano delle mucche e vivono in armonia, condividendo il cibo ed il riparo. La tribù dei pastori è guidata da cinque anziani e protegge un cerchio di pietre grazie al quale le sacerdotesse calcolano i giorni e le stagioni mentre i coltivatori sono sotto il giogo di un bruto che pretende di scegliere le mogli altrui e governa con crudeltà la propria tribù. Il popolo dei boschi è pacifico, fino a quando una catastrofe causata dagli altri lo spinge alla vendetta. La storia si concluderà con la costruzione del cerchio dei giorni (non è uno spoiler, dato che è il titolo del libro).
Ecco, la storia si può riassumere in poche righe e la tristezza è che la lettura del tomo (616 pagine) offre poco di più: personaggi banali, storie d’amore scontate, rivalità prevedibili, pochissimo approfondimento dei personaggi, che appaiono banali e stereotipati, il cattivo è cattivissimo senza nessuna spiegazione se non la brama di potere, la sacerdotessa è intelligentissima come il cavatore di pietre che diviene falegname e risolutore di tutti gli enigmi. Non so, non riesco neppure a spiegare la banalità. Non ho dubbi che alla base ci sia una ricerca accurata e si tratti di una ricostruzione plausibile della vita dell’epoca ma è veramente noioso e se confermo che la capacità di scrittura di Follett è rimasta sempre valida, purtroppo non riesce a trasmettere vere emozioni, non c’è la tristezza per la morte di qualcuno o la felicità per la sorte di un altro, per me ha dominato solo il desiderio di arrivare alla fine.
“Stonehenge è uno dei monumenti più iconici e riconoscibili al mondo, ma in realtà se ne sa molto poco. Come è stato costruito? Perché è stato costruito? Chi lo ha costruito? Ho raccontato in precedenza grandi conquiste umane e sono sempre stato attratto dalle storie di persone comuni che fanno cose apparentemente impossibili, e cosa c’è di più straordinario che la costruzione di questo monumento enorme? È un’impresa incredibile ed è uno dei più grandi misteri di tutti i tempi: un binomio fantastico per una storia.”Ken Follett
Recensione di Giulia Quinti


Sono anni che non leggo questo autore ma questa recensione è molto interessante, soprattutto perché penso sia uno dei romanzi più popolari delle ultime settimane. Decisamente non nella mia TBR.