DUE STORIE DI AMICIZIE MASCHILI – LE BRACI vs L’AMICO RITROVATO

DUE STORIE DI AMICIZIE MASCHILI: “LE BRACI”, di SÀNDOR MÀRAI vs “L’AMICO RITROVATO”, di FRED UHLMAN

LE BRACI Sándor Márai Recensioni e News Un Libro

Gli autori sono coetanei. Il primo, ungherese, nacque infatti nel 1900, mentre l’altro, tedesco, era del 1901. “Le braci” fu pubblicato per la prima volta nel 1942, il secondo invece nel 1976, con “Un’anima non vile” e “Niente resurrezioni, per favore” a fargli da corollari forse non essenziali, ma comunque uniti nella trilogia ideale che troviamo in questo volume. L’ungherese Henrik e Konrad sono i protagonisti delle “Braci”, mentre l’ebreo Hans Schwartz e Konradin (somiglianza dei nomi casuale?) von Hohenfels sono quelli del romanzo di Uhlman.

Lo sfondo storico è la situazione mitteleuropea ruotante intorno al secondo conflitto mondiale, non focalizzata nel primo romanzo, ma invece tragicamente impellente nel secondo.

Bisogna subito dire che, a parte questi elementi ora elencati, e in realtà solo relativamente fondamentali, le due storie sono profondamente diverse. È vero che entrambe sono imperniate su un segreto che lega ciascuna delle due coppie di amici e che si disvela solo alla fine, ma il rapporto tra Henrik e Konrad affonda, in termini nietzschiani, nell’inconscio dell’apollineo di Henrik e di suo padre e nel dionisiaco di sua madre, di sua moglie e, soprattutto, di Konrad. Ne nasce un conflitto che, in una notte del 1940, nel cupo scenario di un castello dei Carpazi, dà luogo ad un dialogo che diventa un monologo di Henrik, accusatorio nei confronti dell’amico, ma in fondo autoaccusatorio, tipico di chi non ha visto perché non ha voluto vedere l’abisso che separa le due diverse visioni del mondo.

Il segreto che unisce invece la vita di Hans e quella del giovane conte suo amico nel romanzo di Uhlman, pur esplodendo in maniera sconvolgente nell’inaspettato finale, è storicamente consolidato e lineare nella sua drammaticità.

In entrambe le vicende non c’è, e non può esserci, una forma di redenzione. Le due coppie di destini hanno la loro evoluzione, trascinano con sé i quattro personaggi e, alla fine, il lettore non può che constatare l’ineluttabilità di un fato che si evolve inesorabilmente verso la sua naturale esplicitazione, ma lascia intatti i suoi misteri

Recensione di Pasquale Vergara

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