Due Libri a confronto: Sonata a Kreutzer – La morte di Ivan Il′ič – Lev Tolstoj

Due Libri a confronto: Sonata a Kreutzer – La morte di Ivan Il′ič – Lev Tolstoj

Rileggere La morte di Ivan Il’ic mi ha riacceso una certa ossessione per la prosa breve di Tolstoj. Da lì il passo è stato naturale: sono tornata anche su Sonata a Kreutzer, che avevo letto anni fa, con un ricordo piuttosto sfocato, più legato allo scandalo che al testo in sé. Questa volta, messa accanto a Ivan Il’ic, l’ho sentita molto più nitida e molto più attuale di quanto ricordassi.

È una lettura corta e tesa, da affrontare quando si ha voglia di interrogare i discorsi sull’amore e sul matrimonio, non di essere rassicurati. La cornice è minima: un viaggio in treno, un gruppo di passeggeri che parla di amore e moralità, e poi la voce di Pozdnyšev che prende il centro della scena e racconta come è arrivato a uccidere la moglie, convinto che lo tradisse con un violinista conosciuto grazie alla Sonata a Kreutzer di Beethoven. Tolstoj ci chiude in questo monologo e non ci lascia vie di fuga.

Nella prima lettura mi era rimasto soprattutto il tema della gelosia. Ora, alla luce di tanti discorsi contemporanei su possesso, violenza domestica, “delitti passionali”, mi ha colpito altro: la precisione con cui Tolstoj smonta il matrimonio come istituzione sociale. Pozdnyšev descrive il mercato dei matrimoni, la selezione delle ragazze, la dote, l’idea di “buona partita”, e si mette dentro questo meccanismo senza attenuanti. È allo stesso tempo complice e accusatore, e in questa contraddizione la sua voce somiglia molto alle giustificazioni che leggiamo ancora oggi: lei che “provoca”, il marito che “perde la testa”, la passione usata come schermo.

Rispetto al ricordo che avevo, ho sentito con più forza il tema del doppio standard sul desiderio: la libertà sessuale maschile come norma, quella femminile come minaccia; la retorica del sacrificio coniugale; l’angoscia davanti a qualsiasi autonomia femminile. La moglie resta quasi sempre fuori campo, filtrata dal racconto del marito, e questa assenza oggi pesa ancora di più. È fastidiosa, certo, ma è anche il modo con cui Tolstoj mostra quanto sia facile cancellare la versione degli eventi di chi non ha diritto di parola.

La lingua qui è più febbrile rispetto a La morte di Ivan Il’ic: frasi che tornano, ossessioni che girano a vuoto, giudizi morali che si accavallano. Il moralismo di Tolstoj si sente, a tratti è spinto, ma in mezzo alle tirate sui costumi e sulla “corruzione” affiora una critica molto lucida a una cultura che lega l’amore all’idea di possesso e dominio. Riletta oggi, sembra un testo che parla di mascolinità fragile, controllo, paura del desiderio dell’altra persona, solo con un vocabolario dell’Ottocento.

Per me è stata una rilettura sorprendente proprio per questo: ricordavo un racconto “sulla gelosia”, ci ho ritrovato una radiografia di discorsi che riconosciamo nelle cronache e nei commenti di oggi. Si legge bene quando si ha voglia di andare a vedere da dove arrivano certi modi di raccontare i femminicidi e i “raptus”, senza aspettarsi una storia equilibrata o “giusta” verso tutti i personaggi.

Se arrivate anche voi da La morte di Ivan Il’ic, è interessante metterle in dialogo: da una parte la vita spesa nella rispettabilità sociale, dall’altra il legame di coppia logorato da codici distorti e da un’idea di amore che coincide con il controllo. Sono due prose diverse, ma la stessa mano e lo stesso sguardo intransigente su quello che chiamiamo “normale”.

 

Di Karinn Zaghi

 

LA MORTE DI IVAN IL’IČ Lev Tolstoj 

LA MORTE DI IVAN IL’IČ Lev Tolstoj 

 

LA SONATA A KREUTZER, di Lev Tolstoj

LA SONATA A KREUTZER Lev Tolstoj

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