
Che sorpresa! Questo libro mi ha davvero spiazzata. Avendo letto diverse opere di Catherine Dunne, l’avevo ormai catalogata come un’autrice dalla narrazione “carezzevole”, attenta alle dinamiche familiari e alla capacità tutta femminile di rinascere dopo i colpi della vita. Con questa idea mi sono avvicinata a Una donna alla finestra, ma la storia mi ha travolta.
Questo romanzo segna una virata decisa per l’autrice: se nei suoi lavori precedenti la rinascita era un percorso emotivo e lento, qui il ritmo si fa serrato, quasi da thriller psicologico. Sono bastate poche frasi del prologo perché abbandonare la lettura diventasse impossibile: la situazione da incubo che si delinea fin dalle prime righe non lascia scampo, togliendo il respiro al lettore.
Lynda, la protagonista, si ritrova ad affrontare una battaglia su più fronti: un marito con cui ha condiviso una vita, ma che ora appare più lontano che mai; una figlia universitaria la cui assenza ha lasciato un vuoto incolmabile e un grande silenzio; e un figlio adolescente dal carattere estremamente difficile.
Come se non bastasse, a tutto questo si aggiunge una minaccia esterna: la terribile sensazione che qualcuno li osservi e violi l’intimità delle mura domestiche senza alcuno scrupolo.
L’autrice costruisce un’atmosfera claustrofobica con grande sapienza, curando ogni minimo dettaglio. Il panico di Lynda cresce quando diventa evidente che il responsabile di tutto potrebbe essere qualcuno molto vicino alla famiglia, una figura nota che già in passato aveva seminato dolore e delusione.
Man mano che la narrazione procede, ogni domanda trova una risposta e ogni tassello si incastra perfettamente; è proprio questa coerenza a far aumentare l’angoscia pagina dopo pagina. Riusciranno i buoni sentimenti a prevalere sulla malvagità e sulla grettezza dell’animo umano? Riuscirà Lynda a ricomporre i frantumi della sua famiglia?
Recensione di Gabriella Calvi


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